
Aperta al pubblico domenica 6 aprile, la mostra “Felice Casorati Designer. Pioniere nella nascita del design italiano” allo Studio Museo Felice Casorati e negli spazi di Casa Casorati a Pavarolo, ha avuto un grande successo di pubblico e consensi, mostrando un lato inedito del grande maestro della pittura italiana del Novecento.
Esposti mobili e prototipi progettati dall’artista, alcuni dei quali per la prima volta visibili al pubblico. L’esposizione evidenzia l’influenza di Casorati nel campo delle arti applicate e dell’arredamento, riconoscendone il ruolo di pioniere nella nascita del design italiano, come sottolineato nel saggio dell’architetto Davide Alaimo che accompagna l’esposizione.
La mostra si sviluppa in due sedi, legate a momenti storici differenti, che sono lo spazio museale dello Studio Museo Felice Casorati e un’area della Casa Casorati di Pavarolo.
Le opere esposte nello studio museo raccontano gli anni Venti, periodo durante il quale Casorati sviluppa un fruttuoso sodalizio con il mecenate Riccardo Gualino, le cui commissioni gli permettono di sperimentare e mettersi in gioco come “arredatore”, architetto, oggi diremmo designer. Scrive Riccardo Gualino nella sua autobiografia, pubblicata nel 1931: “Fu un atto di coraggio quello di concedere carta bianca ad un pittore perché facesse dell’architettura.”
Nel 1925, Riccardo e Cesarina Gualino affidano a Casorati la progettazione del piccolo teatro di via Galliari a Torino, degli arredi della scuola di danza e di parte della sua casa privata. È in questo periodo che il pittore inizia a progettare sedie, sgabelli, tavoli, librerie, combinando la sua poetica artistica con quella progettuale, e chiamando il giovane architetto Alberto Sartoris a collaborare con lui nel progetto del teatro privato.
In mostra, nell’ambiente dello Studio Museo, sono esposti a parete i primi progetti per mobili con la tecnica dell’olio a secco su carta, una particolare tecnica propria di Casorati, che consente una lettura innovativa delle forme tridimensionali. Sulle pareti dello studio, in alto, si trovano le riproduzioni fotografiche in scala reale delle metope casoratiane, che decoravano il cornicione del soffitto del teatrino Gualino. Bassorilievi in gesso bianco che rappresentano scene fiabesche con figure nude e animali, un mondo etereo sospeso e molto poetico. A questa famiglia di gessi sembrano appartenere i due cactus che, spogliati dei loro dettagli naturalistici, risplendono nei loro valori primari di luce e volume, obbedienti al motto di Casorati: Numerus, Mensura, Pondus.
Tra i pezzi esposti, troviamo due tavoli e sgabelli dalle linee innovative, con basi concave in legno tinto di nero all’anilina (realizzati da Giacomo Cometti), progettati da Casorati in occasione della Grande Esposizione Internazionale del 1928, per lo stand della Snia Viscosa di Riccardo Gualino. La visita nello studio si conclude con tre piedistalli (1928) di legno verniciato nero, dove sembra adagiarsi per un attimo una testa in bronzo di Felice (“Testa”, 1919-1920, 1979), in dialogo con un’altra testa di Felice “Testa appoggiata” (1918-1919), ma questa volta in terracotta, nella parete a fianco. Entrambe condividono il momento intimo dell’abbandono, dell’attesa, del sogno.
La mostra prosegue in alcuni spazi della casa privata di Pavarolo, (acquistata nel 1930), dove sono ancora conservati molti arredi originali, progettati da Casorati per l’arredamento della casa. Alcuni realizzati da un falegname locale, Alfredo Roccati, quando la famiglia Casorati era sfollata a Pavarolo durante la Seconda guerra mondiale.
Ultimo giorno di apertura oggi, domenica 29 giugno, dalle 15 alle 18, a ingresso libero.