Para Ice Hockey: intervista a Renato Vaccarino, coach dei Tori Seduti


Dopo le Olimpiadi invernali al via le Paralimpiadi, che si svolgeranno a Pechino dal 4 al 13 marzo. L’associazione sportiva Sportdipiù di Torino annovera tra i suoi diversi atleti che parteciperanno alla competizione, come i giocatori di Para Ice Hockey Andrea Macrì (vicecapitano azzurro), Gabriele Lanza e Gabriele Araudo.

Per raccontarci segreti e curiosità su questa disciplina ai nostri microfoni Renato Vaccarino, l’allenatore della squadra dei Tori Seduti che si allena al PalaTazzoli di Torino.

Cosa vuol dire praticare sport con Sportdipiù?

“Fare Para Ice Hockey con Sportdipiù significa avere alle spalle una società attenta alle esigenze degli atleti, una società che ci supporta nelle trasferte e ad ogni evento al quale partecipiamo, dando la possibilità a chi è interessato di provare questo sport. Grazie a Sportdipiù possiamo far avvicinare i ragazzi a questo sport, dando loro l’attrezzatura necessaria gratuitamente con la possibilità di venire qui due volte a settimana”.

Una partita di Para Ice Hockey dura all’incirca un’ora e mezza, con cinque giocatori di movimento e un portiere in campo. Ci sono poi altri giocatori in panchina per i cambi: essendo uno sport molto veloce, ogni minuto e mezzo/due minuti i giocatori di movimento vengono sostituiti. Imparare la tecnica di questo sport non è immediato, come ci ha spiegato il coach: “Il percorso di un giocatore comincia imparando ad utilizzare lo slittino, ad avere un equilibrio sulle due lame molto ravvicinate. Viene poi la tecnica di controllo del disco, per arrivare a fare le due cose contemporaneamente”.

Quali capacità si apprendono con l’esperienza?

“Sicuramente questo è uno sport che velocizza anche il pensiero, i giocatori devono essere molto abili e veloci a giocare il disco. Ci sono anche dei giocatori che hanno iniziato quest’anno e l’aver praticato altri sport in passato aiuta sicuramente con la coordinazione e i movimenti. Una volta che si impara, questo sport diventa proprio divertente”.

Cosa rappresenta questo sport a livello umano?

“Fare questo sport vuol dire stare insieme, fare squadra e creare una sincronia con gli altri, aiutarsi. Dopo più di trent’anni che alleno ho avuto la fortuna di essere chiamato per allenare i Tori, che seguo da sempre. Un onore questo, che sicuramente mi ha portato ad avere più di quello che ho dato, per tutta la voglia, la grinta, l’adattamento che hanno e che trasmettono questi ragazzi”.

Guarda l’intervista completa:

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