Pd e regione: nuove partitocrazie, antiche strategie individuali

Posted On 13 Lug 2015

 

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In una politica regionale che troppo spesso imita quella nazionale, Davide Gariglio pone, di fatto, la fiducia. Una mossa che naturalmente non può essere tale in senso tecnico, giacché non siamo in Regione, bensì nel partito. Un’identificazione – quella tra governo e partito – che a livello piemontese rischia di essere ancor più elevata che a livello nazionale, dove pure certe istanze sull’antica partitocrazia sono state ormai riscoperte dai media e non soltanto.

Certo, in Piemonte governatore e capo del Pd non sono la stessa persona. Ma sarà bene ricordare che proprio questa era situazione nella classica partitocrazia Dc della Prima Repubblica: dove se Andreotti guidava il governo Forlani guidava il partito, e cose così. Dunque, le vicende giudiziarie attraverso cui si è appena snodata la sopravvivenza della maggioranza di Palazzo Lascaris vanno ora a conoscere il loro riflesso all’interno del partito. Un riflesso che si può spiegare alla luce di una tipica tendenza della politica e non solo.

Fino a quando si litiga tra partiti, ciascuno di essi tende a rimanere unito. Quando invece un partito assume il controllo totale della situazione, si comincia a litigare al suo interno. Tendenza del resto – come accennavamo – tipica non solo della politica, ma dell’essere umano in quanto tale: il quale tende a trovare nemici al proprio interno quando all’esterno non ve n’è più alcuno.

Così si spiega – semplificando e standardizzando un po’ le cose – una direzione del Pd potenzialmente così agitata proprio all’indomani della conferma, da parte del Tar, della leadership di Chiamparino. Una leadership che da stasera dovrà forse tener conto di una serie di fattori nuovi. Per il momento, di fatto Gariglio pone la fiducia per consolidare la propria posizione. L’esito è quasi ovvio, ma con qualche corrente particolarmente agitata non si può mai sapere.

Roberto Codebò

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