
Infermieri, ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni, specialisti del controllo e della gestione nelle imprese private, pavimentatori e posatori di rivestimenti, pasticceri e gelatai: in un mercato del lavoro piemontese ancora sofferente, chi cerca un impiego in questi ambiti avrà, nel 2010, maggiori probabilità di trovarlo. Sono queste, infatti, alcune delle figure professionali per cui le imprese di Piemonte e Valle d’Aosta manifestano le maggiori difficoltà di reperimento. È quanto emerge dai risultati dell’ultima indagine Excelsior sui fabbisogni professionali delle imprese, curata da Unioncamere in accordo col Ministero del Lavoro e basata su un’indagine annuale riguardante circa 100mila aziende di tutti i settori con almeno un dipendente. Nel 2010 si assisterà, tuttavia, a un nuovo calo dell’occupazione dipendente, per quanto più contenuto rispetto a quello previsto per il 2009: a fronte di 55.250 nuove assunzioni, sono infatti previste 71.060 uscite, per un saldo occupazionale pari a -15.820 unità, corrispondente, in termini percentuali, a un calo dell’1,6%. Il dato è in linea con la dinamica complessiva nazionale (-1,5%) e con quella attesa per il nord ovest (-1,6%). Il 17,9% delle imprese intervistate in Piemonte e Valle d’Aosta prevede di effettuare assunzioni nel corso del 2010; la stessa quota è pari al 18,6% in Italia e al 16,6% nel nord ovest. “Il tema dell’occupazione – commenta Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte – è sicuramente la priorità della politica economica e sociale non solo del Piemonte, ma di tutta la nostra nazione. Le imprese, pur attraversando una fase molto difficile della loro storia, devono assumere personale qualificato e formato: solo in questo modo avremo gli strumenti adeguati e il know how giusto per fronteggiare le sfide internazionali e colmare il gap esistente tra domanda ed offerta del lavoro. Occorre, infatti, orientare maggiormente i giovani nel compiere scelte educative coerenti con le caratteristiche del mercato del lavoro ed Excelsior, strumento importante da prendere in considerazione nel passaggio dal mondo della scuola a quello lavorativo, è in grado di aiutarci. L’indagine quest’anno ha mostrato ad esempio come le imprese richiedano, per le professioni ricercate, competenze sempre più trasversali, coerentemente con un contesto produttivo sempre più aperto ai cambiamenti repentini, che richiede un aggiornamento e un rinnovamento continuo delle capacità stesse, volto a un perseguimento sempre più efficiente degli obiettivi aziendali”. Sebbene il mercato del lavoro locale continui a scontare, anche nel 2010, le conseguenze della crisi economica internazionale, il confronto dei tassi di entrata e uscita previsti per il 2010 con gli analoghi del 2009 restituisce notizie più incoraggianti: il tasso di entrata previsto per il 2010 (5,7) è superiore a quello del 2009 di due decimi di punto percentuale, mentre quello di uscita (7,3) arretra dello 0,3%. Il tasso di variazione complessivo è passato dal -2,1% del 2009 al -1,6% atteso per l’anno in corso. In valore assoluto, le assunzioni previste in Piemonte e Valle d’Aosta per il 2010 risultano in lieve aumento rispetto a quelle attese per il 2009 (+0,8%), mentre le uscite manifestano un consistente arretramento (-6,3%). Il calo dell’occupazione dipendente atteso per il 2010 è frutto di tassi di variazione negativi previsti in tutti i settori di attività: nell’industria in senso stretto (-2,7%), nelle costruzioni (-2,2%) e, in misura più contenuta, nei servizi è (-0,8%). Disaggregando i dati per classe dimensionale di addetti si osserva come, anche nel 2010, saranno le microimprese (con meno di 10 dipendenti) a scontare la flessione occupazionale più intensa, con un tasso di variazione previsto del -2,8%. Il saldo tra assunzioni e uscite genererà tassi del -1,5% e del -0,9% rispettivamente per le piccole (10-49 dipendenti) e medie imprese (50-249 dipendenti); per le imprese di grandi dimensioni (oltre 250 dipendenti) è previsto, infine, un calo occupazionale del -1,2%. Il 31,1% delle assunzioni previste per il 2010 avverrà con contratti a tempo indeterminato (la quota era pari al 28,9% nel 2009); il 34,8% sarà caratterizzato, invece, dalla forma contrattuale del tempo determinato (contro il 32,3% nel 2009); il contratto di apprendistato e quello di inserimento riguarderà, poi, l’8,6% delle nuove assunzioni, mentre quelle a tempo determinato con carattere stagionale rappresenteranno il 24,7% del totale. I 55.250 nuovi posti di lavoro previsti nel 2010 si compongono di 41.610 assunzioni a carattere non stagionale e di 13.630 a carattere stagionale. Il 38,0% delle assunzioni non stagionali è riservato a impiegati e professioni commerciali, il 24,9% a figure professionali maggiormente qualificate (dirigenti, professioni specialistiche e tecnici), il 24,8% a operai specializzati e il restante 12,3% a professioni non qualificate. Le figure professionali maggiormente richieste dalle imprese di Piemonte e Valle d’Aosta sono, tra le professioni a più elevata qualificazione, le figure contabili e i tecnici della vendita e della distribuzione; tra le altre, commessi, camerieri e professioni qualificate nei servizi sanitari. La contrazione complessiva attesa nel 2010 per l’occupazione dipendente di Piemonte e Valle d’Aosta si contrappone alla dinamica espansiva del lavoro indipendente: nel I semestre del 2010, infatti, il saldo tra le nuove imprese nate nelle due regioni e quelle cessate ha generato un tasso di crescita della rispettiva base imprenditoriale del +0,5%, a testimonianza di un progressivo travaso delle posizioni occupazionali dalla componente dipendente a quella indipendente. In tutte le province, gli imprenditori intervistati prevedono un tasso di variazione negativo dell’occupazione dipendente: Novara e Aosta registrano il saldo negativo più contenuto, Biella il più consistente. Nel 2010, le imprese di Piemonte e Valle d’Aosta si dichiarano propense ad assumere giovani in uscita dal sistema formativo per una quota pari al 59,8% dei posti di lavoro messi a disposizione. Qualora il titolo di studio richiesto sia la laurea, le aziende considerano adatto un giovane appena uscito dall’università nel 56,2% dei casi; l’aver appena concluso il proprio percorso formativo rappresenta una prerogativa quasi irrinunciabile per le lauree di indirizzo politico-sociale, ingegneristico e sanitario-paramedico (in questo la quota di posti riservata ai neo-laureati sale rispettivamente all’88,2%, all’82,9% e al 74,8%). Ai neo-diplomati è riservato, invece, il 60,7% dei posti disponibili per i quali sia richiesto un livello di formazione secondario e post-secondario; quando richiedano una qualifica regionale di istruzione o formazione professionale, le aziende ritengono adatti giovani in uscita dal sistema formativo nel 58,0% dei casi, quota che sale al 98,1% quando l’indirizzo segnalato sia di tipo agrario-alimentare.