Dal Politecnico di Torino un nuovo ventilatore polmonare a minimo consumo di ossigeno


Durante la prima fase della pandemia da Covid-19, gli ospedali hanno vissuto gravi carenze nei mezzi di supporto per contrastare l’insufficienza respiratoria acuta causata dall’infezione. La scarsa disponibilità di dispositivi meccanici ha spinto gli operatori sanitari ad adottare differenti strategie per la gestione dei pazienti prima dell’ammissione alla terapia intensiva. In questo scenario, molti ospedali si sono indirizzati verso la ventilazione non-invasiva a pressione continua positiva (conosciuti come “CPAP”), che si è rivelata estremamente efficace nel supportare la respirazione spontanea del paziente.

Nonostante questo metodo si sia dimostrato essere la terapia ventilatoria più efficiente, presenta qualche criticità, ad esempio l’elevato consumo di ossigeno che ha messo in crisi gli impianti di distribuzione di gas medicali.

Per far fronte a questa emergenza il Politecnico di Torino e l’azienda APR hanno lavorato insieme per proporre una tecnologia sostenibile, sicura ed efficace: DIVOC (Device for non-Invasive Ventilation with low Oxygen consumption in absence of environmental Contamination), un device per l’assistenza al respiro che sfrutta la tecnologia di ventilazione non invasiva a pressione continua.

DIVOC è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra Polito Med Lab – PAsTISs (PArco delle Tecnologie Innovative per la Salute, Infrastruttura di Ricerca cofinanziata dalla Regione Piemonte) e l’azienda APR di Pinerolo, che ha condiviso la sua esperienza nella progettazione di equipaggiamenti per il settore aerospaziale.

Questa nuova tecnologia sarebbe particolarmente vantaggiosa se subito impiegata negli ospedali COVID, dal momento che è indipendente dalle centrali di distribuzione dei gas medicali, messe in crisi durante il lockdown .

Ad oggi i dispositivi i respiratori ospedalieri, oltre a richiedere elevate portate di aria e ossigeno compressi, disperdono nell’ambiente circostante aerosol ricco di agenti patogeni. Il prototipo grazie alla chiusura del circuito di ventilazione pressurizzato, lavora con consumi irrisori di ossigeno e elimina nel contempo la pericolosa contaminazione ambientale.

“Lo stimolo per lo sviluppo di DIVOC nasce durante il lockdown, proprio dai momenti drammatici vissuti nelle terapie intensive prese d’assalto dal coronavirus. Con rammarico che apprendiamo che proprio in questi giorni le terapie intensive dei nostri ospedali sono entrate di nuovo in crisi per carenza di gas medicali. DIVOC risolve completamente questo problema: vorremmo che fosse già disponibile sul mercato. In ogni caso saremmo in grado di allestire immediatamente alcune decine di unità prototipali” ha affermato il professor Alberto Audenino, coordinatore di PAsTISs

DIVOC è ora in fase di prototipazione nei laboratori del Politecnico; sono state effettuate alcune sessioni di sperimentazione preclinica su volontari sani.

Sono in corso collaborazioni con aziende ospedaliere del territorio con la prospettiva di portare presto questa tecnologia innovativa nei reparti degli ospedali. I ricercatori sono entusiasti dei risultati ottenuti e sono alla ricerca dei finanziamenti necessari per proseguire con la fase di industrializzazione e certificazione del prodotto.