“Porto le scomode verità su Gaza a Teatro”: intervista ad Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista sarà in scena il 15 maggio al Teatro Colosseo di Torino con lo spettacolo Scomode Verità: un monologo che affronta i conflitti che stanno segnato il nostro tempo, dalla guerra in Afghanistan fino ai drammi più recenti in Ucraina e Gaza. Uno spettacolo importante, come lo stesso Di Battista ha voluto sottolineare in questa intervista.

Il suo spettacolo si intitola “Scomode verità”. Quali sono queste scomode verità e poi esistono anche delle comode verità? 

Sì, assolutamente esistono delle scomode verità e sono quelle che vengono considerate eretiche, appunto da questa grande amministrazione, da quelle che sono propagandate h24 dal mainstream. Io lo chiamo il sistema mediatico, nel caso di Israele, che viene descritto come una grande democrazia, l’unica democrazia del Medio Oriente che si sta difendendo e che sta tentando di sconfiggere il terrorismo: queste sono tutte comode bugie, in realtà neanche verità. Le scomode verità sono quelle che vengono considerate eretiche, appunto da questa grande maggioranza dei cosiddetti giornalisti che via via si sono trasformati in sicari della libertà di informazione.

Lei si riferisce a Gaza ovviamente.

Certo, lì è in atto una pulizia etnica da decenni, e da diversi mesi un genocidio totale. Israele non è affatto una democrazia, ma uno stato terrorista e la lotta ad Hamas o al cosiddetto terrorismo, posto che per quanto riguarda i peggiori terroristi del mondo sono gli israeliani, è appunto una fake news. L’obiettivo è sempre lo stesso, cacciare i palestinesi da casa loro, è l’obiettivo fondamentalmente del sionismo: oggi si è trasformato in qualcosa di peggiore, in nazional sionismo.

Queste scomode verità non si riferiscono solo alla questione palestinese?

Se vogliamo parlare anche dell’altra guerra nel cuore dell’Europa, lì ci sono anche responsabilità della Nato e del cosiddetto blocco occidentale, queste sono delle scomode verità ed io sono anni che mi dedico a tutto questo. All’inizio determinate posizioni che ho assunto pubblicamente venivano definite veramente blasfeme e sono stato accusato di parteggiare per i terroristi, di essere a filo putiniano,  etc… oggi via via con il passare del tempo tante cose vengono a galla e quindi anche la posizione di tanti cittadini è cambiata. lo vedo anche quando vado in televisione e dico determinate cose sulle quali hanno spesso non più possibilità di controbattere, perché sono purtroppo diventate delle verità, però un tempo, qualche mese fa era una vera scomoda.

Queste verità arrivano ora a teatro…

Ho scritto questo monologo teatrale per diffondere determinate informazioni, anche attraverso il linguaggio teatrale, che comunque è un linguaggio potente, perché si ha molto più tempo chiaramente che nelle trasmissioni televisive, ed è un monologo forse il più importante che ho scritto. Sto cercando di fare la mia parte in ogni modo, in ogni luogo per tentare di accendere dei riflettori su quello che per me è il peggior genocidio degli ultimi decenni, è una vergogna che stia avvenendo davvero in diretta streaming senza che nessun politico rilevante europeo abbia alzato un dito o proposto un pacchetto di sanzioni a confronto dello Stato terrorista di Israele. Penso che ognuno debba fare la propria parte, io ho scelto anche il teatro per fare la mia.

A questo proposito, parlando appunto di reazioni da parte dell’Europa e dell’Italia, perché Von der Leyen, Meloni e altri leader europei, faticano a criticare quello che sta avvenendo a Gaza?

La Meloni la conosco abbastanza bene, l’ho sempre rispettata e ci siamo sempre rispettati reciprocamente, pur avendo idee su moltissime cose diametralmente opposte. Quando l’ho conosciuta in Parlamento, ho conosciuto una persona che aveva comunque un coraggio politico, ricordo proprio una conversazione con lei nel 2014 quando lei scrisse un tweet per condannare il bombardamento di un parco giochi dove morirono una decina di bambini, sempre a Gaza, vicino uno dei tanti ospedali che non esistono più. In quell’occasione la Meloni mi disse che sosteneva la causa palestinese, che era una vergogna, poi è arrivata alla presenza del Consiglio e tutto è cambiato.

E secondo lei perchè?

Io la ricordo anche prendere posizione contro le sanzioni alla Russia, che lei stessa aveva definito:”sanzioni contro l’Europa”. Poi è cambiata radicalmente. Io non sono mai stato al governo, ma sono stato in Parlamento e non ho mai subito particolari pressioni. Ricordo anche degli incontri che mi chiese l’ambasciatore israeliano, e io chiaramente concessi questi incontri in cui ho ribadito la mia posizione. In generale, io credo che da un lato vi sia proprio nella classe dirigente di oggi quasi una corsa al conformismo patetico per mostrarsi agli occhi del grande alleato degli Stati Uniti d’America: un paese in decadenza, politico, economico e anche morale, soprattutto morale. Questa è veramente la realtà: probabilmente per non inimicarsi l’alleato, la Casa Bianca. Una serie di politici recenti, da Draghi alla Meloni, si sono comportati, soprattutto la Meloni, in maniera non soltanto vigliaca, ma complice. Perché quando sei il Presidente del Consiglio di uno dei più importanti paesi al mondo, che fa parte del G7, ed è uno dei paesi più industrializzati e non dici una parola su Gaza, e addirittura continui a vendere armi ad Israele che sta commettendo un genocidio che è alla sbarra presso il Tribunale Internazionale di Giustizia, significa che anche tu hai le mani politicamente sporche di sangue, oggi la Meloni ha politicamente le mani sporche di sangue, del sangue dei bambini palestinesi.

Le immagini che arrivano da Gaza non sono sicuramente belle…

Sono bambini come i nostri che muoiono ogni giorno sotto le bombe, sventrati e bruciati. Ogni giorno stanno morendo bambini di fame e di sete: io mostro anche delle immagini e dei documenti nel monologo, dimostro quanto il progetto sionista non sia nato dopo il 7 ottobre, ma ben prima, e do tutta una serie di informazioni che la Meloni conosce perfettamente, ma evidentemente per pavidità, per timore di apparire agli occhi del mondo antisemita, si prende determinate posizioni a favore di Israele, sempre e comunque a favore della Nato. Ha ragione Orsini quando dice che l’Italia sta agli Stati Uniti d’America come la Bielorussia sta alla Russia. Probabilmente questi politici hanno pensato “o prendiamo queste posizioni o non potremo fare credito politico”, mettendo quindi la carriera politica in una posizione più importante rispetto alla loro etica. Tra qualche anno tutto sarà chiaro e quando tutto sarà chiaro qualcuno chiederà conto a chi poteva fare qualcosa e non l’ha fatto e la Meloni è una delle massime responsabili, come gran parte dei paesi europei.

Rimanendo sempre sul tema, qualche giorno fa a Mosca c’è stata un’immagine importante: la parata a Mosca con Putin, Xi Jinping e anche altri presidenti importanti come Lula. Secondo lei che fotografia è stata e quanto può essere importante per il presente e anche per il futuro? 

Questa è l’ennesimo suicidio dell’Unione Europea. Pensi che quando era il 2018 ci chiesero un incontro all’ambasciata americana (come Movimento 5 Stelle, la forza politica alla quale appartenevo allora), per cui dissi che per me era un errore gravissimo: spingere Mosca tra le braccia di Pechino per l’Occidente stesso.

Due paesi che per decenni non si sono tanto stimati.

Sul fine degli anni ’60, a lungo il fiume Amur (che segnava e segna tuttora il confine tra la federazione russa e la Repubblica Popolare Cinese), per il controllo di un paio di isolette, i soldati dell’armata rossa e i soldati cinesi spararono uno contro l’altro: ci furono decine e decine di morti, e c’era addirittura il pericolo di una guerra che sarebbe stata una guerra nucleare. Poi si misero d’accordo, ma si sono sempre visti reciprocamente con diffidenza. Negli ultimi anni tutto è cambiato, è cambiato anche in virtù di questo attacco, queste minacce, dei politici europei o statunitensi nei confronti di Cina e della Federazione Russa. quando sento Kaja Kallas, che è l’attuale alto rappresentante della politica estera europea, dire che lo smembramento della Federazione Russa, non sarebbe una cattiva idea, non ci rendiamo conto delle conseguenze che dichiarazioni del genere possono avere in Russia, dove ci vivono quasi 150 mila abitanti che sono estremamente patriottici anche in virtù della loro storia e del sacrificio.

Ritornando alla parata militare…

Quella di Xi Jinping e Putin è un’amicizia molto solida che ha portato alla firma di una trentina di accordi oltre al Power of Siberia 2: il gasdotto più grande del mondo che porterà gas siberiano verso la Mongolia in Repubblica Popolare Cinese. Vedere che qui abbiamo un paese di 150 milioni di abitanti, tra l’altro sottopopolato rispetto alla sua grandezza che è la Russia, e dall’altra parte un miliardo e 400 mila abitanti, circa il 20% della popolazione mondiale e sentire dichiarazioni dei nostri politici europei, di smettere di comprare il gas russo, più economico e a buon mercato che ha favorito anche la crescita industriale economica della Germania e i progetti nostri, constata che abbiamo un’Unione Europea debole politicamente e sempre più debole economicamente e democraticamente.

Un mondo che sta cambiando, insomma…

Pensi agli italiani che stanno veramente via via scomparendo e che la popolazione italiana, ogni anno 350 mila cittadini in meno in virtù del calo delle nascite e un’unione che rappresenta circa il 5,6% della popolazione mondiale che minaccia in totale solitudine, quando dall’altra parte il mondo sta cambiando. Alla parata militare non c’era soltanto Xi Jinping, ma anche Lula, il presidente del Brasile. Il Brasile fa parte dei BRICS, ed è il paese più popoloso dell’America Latina, ma c’era anche il Maduro, presidente del Venezuela che è la prima riserva petrolica a livello mondiale. Se analizziamo la crescita anche dei BRICS, fino all’invasione russa dell’Ucraina i BRICS erano 5: Russia, India, Cina, Sudafrica e Brasile. Ora si sono raddoppiati: è entrato l’Iran, è entrata l’Indonesia, altro paese che se non sbaglio ha 250 milioni di abitanti. Il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi ma i politici e i giornalisti italiani, salvo eccezione, non guardano. C’è un enorme provincialismo e non si comprende quello che sta avvenendo nel mondo. 

E l’Europa che ruolo può avere?

Si continua a credere che l’Europa sia il fulcro delle democrazie. In verità, i valori europei, i valori democratici sono tutte balle, basta guardare l’immobilismo rispetto al genocidio che si sta consumando a pochi centinaia di chilometri se ci pensiamo dai confini europei, e noi crediamo ancora di essere il centro del mondo, ma non lo pensa più nessuno, in Africa guardano più a Mosca e a Pechino che alla Francia, e ai paesi BRICS rispetto ai paesi che fanno parte dell’Unione Europea o il blocco NATO per intenderci.

Sulla situazione in Ucraina, che posizione ha Trump?

Trump sta pensato di arrivare alla pace, ma in Ucraina è molto complicato. Anche in questa chiave, per tentare di togliere Mosca dalle braccia di Pechino perché forse ha compreso la gravità della situazione. Attualmente non c’è riuscito e secondo me il modo in cui Xi Jinping ha partecipato  alle celebrazioni della giornata di vittoria, che è stato 4 giorni a Mosca, è l’immagine di un mondo che sta cambiando e di paesi enormi che si stanno unendo e dall’altra parte un’Europa sempre più sola, sempre più inutile. Come il film La meglio gioventù dove Lo Cascio va a fare un esame universitario e il professore gli dice: “vada via dall’Italia, l’Italia è un paese bello, ma inutile” Ecco, l’Unione Europea è un luogo bello, ma del tutto inutile!

Infine, perché invita il pubblico a vedere questo spettacolo?

Allora, mi hanno appena detto che ci sarà una bellissima sorpresa, che però non voglio svelare, però parteciperà a Torino  una persona veramente importante, quindi veramente è un’occasione unica. Io poi cerco sempre di condividere in ogni modo e quindi scrivo, pubblico un articolo,  faccio le dirette social, partecipo a degli incontri per parlare del genocidio dei palestinesi. Cerco sempre di accendere i fari e ho scelto anche il teatro: prima scrivendo il libro Scomode Verità che poi ho trasformato in una monologo teatrale. Penso di aver fatto un bel lavoro anche perché ci ho messo veramente l’anima e tanto studio. Perché se il grande sistema mediatico si volta dall’altra parte, anzi fa da scorta mediatica ai terroristi israeliani, noi dobbiamo trasformarci in piccoli, grandi organi di informazione e tentare quantomeno di fare la nostra parte.