Processo Furchì: l’accusa chiede l’ergastolo

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Musy Processo Furchì: l'accusa chiede l'ergastolo
Ergastolo e sei mesi di isolamento: è questa la richiesta dell’accusa nei confronti di Francesco Furchì. “E’ colpevole, ci sono le prove”, ha sentenziato il pm Roberto Furlan durante la requisitoria. Il faccendiere è l’unico imputato per l’omicidio del consigliere comunale torinese Alberto Musy, morto 19 mesi dopo essere stato ferito mortalmente nell’androne di casa sua, in via Barbaroux.

Terminata la scorsa settimana l’istruzione dibattimentale, questa mattina sono cominciate le arringhe finali a partire, come sempre, da quella del pm. “Potrei parlare per molte ore di questo processo”, ha esordito il dottor Furlan a significare l’enorme difficoltà della ricostruzione dei fatti, tipica di un processo indiziario. “Io ho le prove, ma voglio fare anche la prova del nove: esiste qualche possibilità che l’imputato sia innocente…?. Per escludere tale possibilità, il PM ha citato ragionamenti statistici, la personalità dell’imputato, i puntuali riflessi di tale personalità nelle modalità di attuazione dell’omicidio: programmato con la precisione di un Navy Seal – ha detto Furlan – ma attuato con l’approssimazione tipica dell’imputato: da una mise fin troppo vistosa, fino all’incapacità di maneggiare un’arma da fuoco. Il pm ha poi detto di essere il primo a segnalare le possibili debolezze dell’impianto accusatorio: il casco non è stato ritrovato, Furchì non ha mai confessato, il suo movente si è trascinato troppo a lungo. Debolezze superabili, come argomentato diffusamente da Furlan. Di certo – secondo la pubblica accusa – Furchì non ha mai confessato perché per lui è molto più comodo recitare la parte del “perseguitato di giustizia”. La parola passa ora alle parti civili, che terranno le proprie arringhe il prossimo martedì.