Radio Blog – Il paradosso degli assembramenti


Ben ritrovati da Valter Gerbi. Nel nostro radio Blog di questa settimana parliamo, ancora una volta, di pandemia, di Covid 19.

È questione di poche settimane fa: il via alla stagione sciistica, sebbene con ritardo, e poi il blocco improvviso, poco prima dell’inizio delle discese. Poi una mia diretta osservazione sul campo: prendo il treno spesso per i miei arbitraggi e, naturalmente, soggiaccio a tutte le regole e le norme per il contenimento della pandemia: distanziamento sociale, misurazione della temperatura, occupazione di un sedile sì e uno no, uso della mascherina.

Questo accade sui Frecciarossa, ma ieri sono salito, invece, su un regionale, quello che da Venezia Mestre porta a Verona Porta Nuova. Sembrava di essere in un girone dantesco: persone una sopra l’altra, nei corridoi, seduti sui gradini del raccordo tra il pianterreno e il primo piano del vagone. Distanziamento sociale nullo, tutti i posti a sedere occupati e, a un certo punto, è arrivato il controllore che ha aperto i finestrini, meno sei gradi la temperatura esterna, per fare circolare l’aria e debellare, se del caso, l’insidioso virus.

Non è finita.

Cambio a Verona e treno per Milano; questa volta un normale viaggio in interregionale. Il bello deve ancora venire. Arrivo alla stazione di Milano Centrale intorno alle 9 e 30 di sera, non dico a mezzanotte o alle 2 di notte, ma 21 e 30 di sera: non un bar aperto, non un locale. Non pretendo di consumare sul posto, ci mancherebbe! Ma almeno consentire l’asporto di un caffè caldo, un cappuccino bollente, un toast… e questo non soltanto per i pochi passeggeri in transito, ma anche per le persone che ci lavorano in questa grande stazione, un punto di riferimento importante. Vi ricordo che stiamo parlando di Milano, non del comune di Pescasseroli Val di Sotto. C’è qualcosa che non va, che deve essere rivisto.

Va bene il distanziamento sociale, vanno benissimo le mascherine, sono encomiabili tutti gli sforzi che compiono le persone in questo difficile momento (momento?!? Si fa per dire…), ma, forse, bisogna rivedere le norme. Non è possibile che un treno Frecciarossa circoli semivuoto, mentre un regionale sia zeppo di persone, studenti, lavoratori pendolari, impiegati… come se il virus sapesse quale treno prendere e quale no.

Stessa cosa per i ristoranti: va bene chiudere e limitare il contatto sociale, ma un minimo di sopravvivenza deve essere garantita a tutte e a tutti. Questo è quello che chiediamo al nuovo governo: mettere un po’ di chiarezza sulle norme vigenti, modificarle se del caso e renderle più pratiche, più operative e anche più rispettose dei diritti. Mi riferisco, in questo caso, a quelli del mondo dello sci che hanno visto sfumare in pochi attimi, così come era già capitato con i ristoratori, un sogno da tempo auspicato, cioè quello di poter semplicemente lavorare.

È tutto anche per questo quattordicesimo appuntamento. Inviate le vostre osservazioni alla mail di radio blog redazione@zipnews.it

A risentirci e buon ascolto.

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