Il Consiglio regionale ha approvato il nuovo piano sanitario del Piemonte, provvedimento cuore della riforma della sanità piemontese. Il documento è passato con il voto a favore della maggioranza di centrodestra, l’astensione di Udc e Idv, e il voto contrario dell’opposizione, che ha contribuito a modificarne il testo. ”Il piano – ha sottolineato Monferino – è un pezzo di carta, il lavoro vero inizia ora”. Ed il lavoro da fare è tanto. Vengono centralizzate alcune funzioni non sanitarie di supporto gestite a livello sovrazonale da sei società consortili denominate federazioni. Elemento fondante della riforma sanitaria è la programmazione della rete ospedaliera. Le varie attività che verranno integrate nelle diverse strutture a seconda della suddetta gerarchizzazione risponderanno al concetto di grandi volumi che consentono la visibilità di una grande casistica. Il rafforzamento del Servizio di Emergenza 118 costituisce un ulteriore tassello della riforma: verrà potenziata la flotta su terra e sarà riorganizzato il servizio di elisoccorso attraverso l’introduzione del volo notturno. Infine, è istituita la nuova azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, che comprende l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni Battista, l’azienda ospedaliera CTO/Maria Adelaide e l’azienda ospedaliera OIRM/S.Anna. Anche i Dea e i Pronto soccorsi saranno riorganizzati, servendo con strutture più idonee i codici bianchi e verdi, nell’intento di alleggerire le strutture di emergenza liberando posti per i casi più gravi.
“Siamo riusciti in questo modo a trovare il giusto equilibrio tra l’assoluta necessità di un contenimento dei costi gestionali e degli sprechi e il mantenimento di un servizio sanitario in grado di dare la massima soddisfazione possibile alle esigenze di ogni singolo territorio” è il commento di Carla Spagnuolo (Pdl), presidente della commissione Sanità in Consiglio.
“Questo piano non è una rivoluzione – ha detto Aldo Reschigna, capogruppo del Pd -. “Della grande rivoluzione rimane solo la gerarchizzazione degli ospedali, la costituzione di più aziende, più società, e più posti di natura politica”. “Con le federazioni riteniamo che i costi anziché diminuire possano aumentare e riteniamo che le economie di scala si potevano ottenere senza l’istituzione di nuovi soggetti”, ha commentato la capogruppo di Sel Monica Cerutti.
“Fare un piano sanitario perfetto al primo colpo è impossibile, andando avanti negli anni vedremo come migliorarlo. Da una posizione totalmente contraria dell’inizio, il nostro voto sarà di costruttiva astensione, con senso di responsabilità”, ha precisato il presidente Udc Giovanni Negro.
Negli ultimi dieci anni, l’andamento dei costi del sistema piemontese è salito di circa 400 milioni di euro l’anno, passando da 6 miliardi di euro del 2002 a 8,5 miliardi del 2010. Per la prima volta, il 2011 ha segnato una diminuzione della spesa sanitaria di circa 135 milioni.
Riforma sanitaria: ok del Consiglio regionale al piano che istituisce le super federazioni
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Riforma sanitaria: ok del Consiglio regionale al piano che istituisce le super federazioni