Don Peyron: “Nessun si deve sentire frustato nel faticare con la tecnologia”


D: la tecnologia è veloce, questo cosa dice di noi e del nostro stare nel tempo?

R: Il motto delle Olimpiadi è citius, altius, fortius. Più veloce, più in alto, più forte. Un bel motto se spinge l’essere umano a superare se stesso, una malattia mortale se rappresenta uno stile di vita. È importante ammirare l’ingegnosità tecnologica senza pensare che essa rappresenti la massima forma di realizzazione umana, il modo unico e migliore di dire chi siamo e cosa siamo capaci di fare. Questo vale tanto per chi realizza la tecnologia tanto quanto per chi la usa. In questo tempo in cui essa davvero va velocissima rischiamo di esserne frustrati.

Torniamo all’esempio da cui siamo partiti: nessuno di noi nel vedere un atleta olimpico fare una performance straordinaria si sentirebbe frustato. Lo ammiriamo, lo applaudiamo, ne lodiamo costanza e forza, sappiamo che dietro pochi secondi di gara ci sono infinite ora di allenamento e fatica oltra al talento, ma questo non genera in noi incubi. Dunque anche la fatica nel comprendere la tecnologia, il suo uso, il suo significato non deve far sentire nessuno un cittadino di serie B.

D: tuttavia esiste un oggettivo gap generazionale, tanti nel non saper usare alcuni strumenti si sentono esclusi.

R: sì, è vero, sono di fatto esclusi. Molte operazioni della nostra vita di ogni giorno passano attraverso tecnologie digitali per questo è necessario che la società dia il tempo alle persone di imparare e riposizionarsi e le persone devono accettare la sfida e lo sforzo di imparare ad usare nuovi strumenti. Dobbiamo andare al passo del più fragile, soprattutto se si parla di servizi essenziali, nello stesso tempo dobbiamo chiedere al più fragile di non adagiarsi ma continuare ad investire in se stesso e nelle sue capacità.

In alto il cuore ed alla prossima settimana!

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