Don Peyron : “La complessità digitale sul lavoro nel futuro”


D: La pandemia ha generato un forte impatto sul mondo del lavoro, da tempo si dice che la tecnologia, specialmente l’intelligenza artificiale, spazzerà via interi settori, a che punto stiamo?

Qualche settimana fa il MIT di Boston ha rilasciato uno studio molto interessante frutto di tre anni di indagini su questo tema. In estrema sintesi non andiamo così veloci come immaginavamo, non cadranno teste subito. Certamente è importante capire che alcune narrazioni sono dannose e pericolose e nello stesso tempo altre, ormai consolidate, non hanno più ragion d’essere.

D: Andando nello specifico?

R: Definire lavoretti alcune forme di lavoro che utilizzano delle piattaforme, come i rider che portano a casa il cibo, o le macchine che sostituiscono i taxi è fuorviante perché rende carino ciò che in realtà è un oggettivo impoverimento del lavoro, delle sue tutele, delle sue garanzie. Non solo queste forme di lavoro umiliano chi le fa, anche se per alcuni è l’unica forma di reddito, ma più in generale umiliano il lavoro nel suo complesso azzerando tutele frutto di anni di pensiero e fatiche. Sotto altro profilo è diventato impossibile ed irrealistico pensare che esista il posto fisso senza nessun aggiornamento professionale, facendo la stessa identica cosa per tutta la vita.

La complessità digitale impone a chiunque, giovane o vecchio che sia, un continuo aggiornamento professionale ed il tenere vivo, questo mi pare un aspetto molto importante e buono, il dono della curiosità. Insomma aggiornarsi non solo per conservare il lavoro, ma anche per dirsi che non siamo rimbambiti me che abbiamo ancora e sempre la gioia di imparare e sperimentare nuovi orizzonti. A presto, alla prossima settimana, ed in alto il cuore

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