Don Peyron : “La bolletta globale della tecnologia è sempre più alta”


D: Parliamo raramente dei costi della trasformazione digitale vuoi dirci qualche cosa su questo?

Eh sì la nostra vita fatta di strumenti digitali anche se sembra non avere un costo perché l’email è gratis, in realtà un costo per tutti c’è ed è quello energetico. Ed è un costo niente affatto trascurabile. Accanto alla nostra bolletta personale – e non dobbiamo dimenticare che il contatore gira anche se lasciamo in stand by i nostri strumenti o il caricabatteria del cellulare inserito nella presa – c’è una bolletta globale che è sempre più significativa. Super computer, reti, gestione dei big data e dei loro algoritmi, e soprattutto sistemi di blockchain (tecnologia in grado di registrare scambi e informazioni in modo sicuro e permanente, mediante la condivisione di un database), assorbono quantità enormi di energia.

È stato calcolato che per effettuare una sola singola transazione di bitcoin è necessaria l’elettricità che alimenta una casa per un mese, mentre l’estrazione dei bitcoin, a oggi, pesa in termini energetici più di una nazione delle dimensioni dell’Irlanda. I computer consumano e raffreddarli, soprattutto, consuma moltissimo.

Questa voracità energetica porterà secondo l’Agenzia internazionale dell’energia entro quest’anno il settore globale delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) a rappresentare il 3,5% delle emissioni globali. Un problema finanziario, ma soprattutto un problema ambientale.

D: Che cosa possiamo fare, cosa può fare ciascuno di noi?

I giganti del digitale corrono ai ripari sia cercando di rendere più performanti i loro sistemi, sia con operazioni tecniche tanto d’immagine quanto di ritorno economico effettivo: già dal 2018 i data center di Apple, ad esempio, sono alimentati al 100% da fonti rinnovabili. Produrre più energia rinnovabile, rendere più performanti i sistemi e l’efficientamento sono certamente strade da seguire, ma resta importante la migliore tra tutte, quella culturale. La questione primaria non è se si possa tecnicamente fare o come trovare l’energia pulita per farlo, la questione primaria è se fare ha uno scopo reale, buono, antropico con un fine che non sia la mera fattibilità concreta.

Il punto è semplice, la digitalizzazione della vita, la sensazione che poco o nulla abbiamo ormai un costo, ci induce a pensare che molte delle nostre azioni non abbiano conseguenze. Il nostro giudizio morale spiccio si ferma al prosaico «che male c’è?». Romano Guardini, un grande scrittore e teologi, diceva che ogni stagione della storia ha bisogno di semplici nobili gesti. Il problema è globale, ma anche un semplice gesto di ognuno di noi cambia. Spegnere, non salvare l’inutile, fare pulizia nella memoria.  A presto, alla prossima settimana, ed in alto il cuore

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