Don Peyron: “Non tutto ciò che è innovativo lo è per davvero”


Uno dei temi legati alla tecnologia spesso frequentato dai media è quello delle start up. Ci aiuti a capire di cosa parliamo?

Partiamo da una mini definizione del tema: le start up sono quelle idee progettuali ancora in embrione che possono essere promettenti per sviluppi futuri e, nella quasi totalità dei casi, sono legate ad innovazione di carattere tecnologico. A chi mette su una start up si propongono due strade: o tentare di sviluppare oppure trovare chi – più grande di te – ti compra e sviluppa, oppure mette per sempre a tacere in modo tale da non avere un concorrente sgradito. Le grandi società del digitale sono tutte o quasi nate in questo modo.

Ma siamo ancora in quell’epoca d’oro? E per noi comuni mortali tutto questo cosa può significare?

Di solito siamo portati a magnificare le start up come soluzione vincente a tutto, a cominciare dalla crisi. Ma come tutto ciò che è innovativo è innovativo davvero non quello che le persone che inventano pensano che lo sia ma quello che alla prova dei fatti lo è davvero. Un tempo, prima di diventare sacerdote, mi occupavo dal punto di vista legale di marchi e brevetti: quante idee confuse ho visto, ed era difficile convincere chi le aveva che non era una genialata quello che pensava che lo fosse.

Tutto questo credo che, banalmente, ci insegni due cose. La prima è che il giudizio su quello che pensiamo ha sempre bisogno di un confronto con altri più capaci di noi, circondarsi di persone migliori di noi è segno di forza e non di debolezza. La seconda è che per cambiare il mondo servono idee geniali, certamente, ma ancora di più serve che le idee buone che già ci sono siano davvero realizzate sino in fondo. La tecnologia ha questa ansia del nuovo e del cambiare che non ci fa del bene. Il vecchio sperimentato ha ancora molto da dare, difficilmente lo abbiamo capito e valorizzato sino in fondo. E forse non parlo solo di macchine.

A presto, alla prossima settimana, ed in alto il cuore.

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