Storie di Quartiere: La Casa del Quartiere di San Salvario, un luogo aperto a tutti


La Storia di Quartiere di questa settimana arriva direttamente dal cuore di Torino: San Salvario. Un quartiere che presenta due anime contrapposte: degrado e ristorazione. E proprio al centro di questo distretto torinese, più precisamente in Via Belfiore, nasce la Casa del Quartiere, un luogo d’aggregazione aperto a tutti.

Casa del Quartiere, a braccia aperte verso l’altro

In questo anno abbiamo raccontato quasi tutti i distretti torinesi, dalla periferia al centro, passato, presente e futuro di questa città. Abbiamo raccontato i miglioramenti, le novità, le associazioni e la conversione green. Ci mancava un tassello. Questo tassello sono le Case del Quartiere, dei veri e propri angoli di aggregazione.

Renato Zero, in una sua celebre canzone cantava “A braccia aperte, col sorriso e un po’ più di umanità”. Ecco queste poche parole possono essere la sintesi perfetta di questi luoghi. Le Case del Quartiere sono degli spazi pubblici gestiti da enti del terzo settore e offrono opportunità di vario genere ai propri distretti cittadini. In tutta Torino ne troviamo otto e sono tutte strutture molto accessibili e fruibili a tutti i tipi di pubblici (giovani e anziani, ricchi e poveri, italiani e immigrati) senza alcun tipo di distinzione. L’obbiettivo è quello di coinvolgere soprattutto pubblici svantaggiati, offrendo loro attività e progetti di carattere aggregante.

L’idea di base non sta solo nell’organizzazione che gestisce la casa, ma il coinvolgimento di realtà esterne. Il coinvolgimento è un modo per rendere partecipe l’ambiente esterno del quartiere in progetti di vario genere. Di conseguenza tutte le attività vengono svolte in partnership.

San Salvario, il problema della margialità sociale

La Casa del Quartiere di cui vi parliamo oggi è quella di San Salvario. San Salvario è un quartiere centrale di Torino. Non solo per la sua posizione geografica vicino Porta Nuova e le vie storiche della città sabauda. Ma anche per la sua storia fatta di associazionismo e forte coesione sociale. Come ci ha raccontato il direttore della Casa del Quartiere di San Salvario, Roberto Arnaudo: “dagli anni 90 il distretto ha attraversato momenti di up e down ma non ha mai perso la sua coesione e la sua voglia associazionistica. Anche recentemente sono nate nuove realtà legate anche all’mabito giovanile come Teatro Baretti e L’Imbarchino che hanno dato una maggiore spinta culturale a tutto il quartiere”.

Come sappiamo, però, San Salvario è anche un quartiere che presenta alcune problematiche legate alla gestione degli extra-comunitari. “San Salvario e Porta Palazzo-Aurora a partire dagli anni ’90 sono stati i luoghi di primo afflusso degli immigrati extra-europei. Allora ci fu una immigrazione abbastanza tumultuosa concentrata in pochi spazi – racconta Arnaudo – che portò da una parte reazioni intolleranti e di protesta che avevano una posizione di rifiuto. E dall’altra vennero create associazioni focalizzate all’integrazione. Negli ultimi 25 anni l’integrazione c’è stata e molti di quelli che arrivarono a quei tempi ora sono parte integrante di quei quartieri. Ad oggi, però, ci sono altre problematiche legate allo spaccio e persone senza dimora- sottolinea il direttore – fenomeni che provengono anche da una certa fragilità economica e sociale di questi soggetti. Ma non è un problema di immigrazione, è un problema di marginalità sociale”.

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Sala di Musica

Aggregazione, aggregazione, aggregazione

Come abbiamo spiegato nei paragrafi precedenti, il senso di questi luoghi è l’aggregazione, soprattutto in un quartiere che presenta alcune problematiche. Per questo, la Casa del Quartiere di San Salvario ha pensato ad una serie di attività e progetti: il più importante è sicuramente lo sportello sociale, che lavora in sinergia con i servizi sociali del comune di Torino e si rivolge a famiglie in difficoltà economiche offrendo loro percorsi di orientamento, assistenza digitale e consegne alimentari. Oltre a questa, troviamo anche attività ludico-ricreativo-culturali come corsi di ballo (woogie boogie), corsi di canto e teatro, corsi di lingua ed altre attività.

E’ importante specificare che la Casa non lavora su una sola specificità di problematica sociale, perchè per ogni difficoltà (anche grave come può essere la tossico-dipendenda) esistono dei luoghi preposti.

Per chiudere, consigliamo a tutti di fare un salto in questo luogo che, come ci ha raccontato il suo direttore “cerca di tenere insieme il quartiere“.