Il 7 marzo si inaugura la mostra “Il re e l’architetto” all’Archivio di Stato a Torino. L’esposizione, allestita nelle sale di piazzetta Mollino, è ad ingresso gratuito. Si tratta di un viaggio virtuale nella Torino di fine Settecento tra urbanistica e architettura privata e pubblica.
Al centro, i problemi di sviluppo urbanistico tipici delle capitali di Stati di età moderna: l’utilizzo della magnificenza architettonica per rappresentare l’immagine del potere, l’inserimento di nuovi edifici nel tessuto preesistente, il confronto tra costi e benefici di diverse opzioni progettuali, la scelta tra la rinuncia al progetto e la sua realizzazione. Temi che si ripropongono in parte, nel mutato contesto, anche nella Torino di oggi.
La mostra illustra la vita di edifici, alcuni tutt’ora esistenti, altri oggi scomparsi ma ancora visibili nel 1781, anno di pubblicazione della Guida di Torino di Onorato Derossi cui si ispira il percorso della mostra.
All’esposizione di documenti progettuali antichi e di iconografia d’epoca si alternano modelli tridimensionali in grande scala appositamente realizzati e disegni attuali di rilievo e di ricostruzione realizzati dall’architetto Gritella con il supporto di modelli virtuali digitali.
Il viaggio inizia dalla Porta Susina, come quello dei visitatori del Grand Tour provenienti dalla Francia, e tocca varie tappe, prima all’interno della città, a partire dalla casa-studio che si fece costruire in Torino Filippo Juvarra (demolita in periodo fascista), passando per i palazzi del potere comunale, statale e religioso, il ponte sul Po immortalato dal quadro di Bellotto, fino alle residenze extraurbane di Stupinigi, Venaria e Rivoli.
Le torri romane di Porta Palatina sono un esempio di testimonianza architettonica passata attraverso i secoli mutando funzione, fino a divenire nel Settecento carcere femminile e, ai giorni nostri, oggetto di tutela come monumento storico. Un esempio singolare, per la durata e l’ampiezza dell’intervento pubblico e privato, è quello del rettilineamento di via Dora Grossa (oggi via Garibaldi), che comportò l’abbattimento di numerosi edifici e il loro rifacimento come moderne
case da reddito, sul nuovo filo delle facciate.
In mostra sarà esposto anche il progetto settecentesco lungo sette metri, che ha il singolare primato di essere uno dei documenti progettuali di dimensioni maggiori nell’urbanistica europea di quegli anni. Il modello tridimensionale della struttura lignea della cupola della palazzina di Stupinigi testimonia della capacità di architetti e maestri carpentieri di utilizzare in maniera innovativa tutte le risorse che la tecnologia dell’epoca metteva a loro disposizione.