In un Foro troppo cambiato, il principe che non abdica

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Settantasei anni, di cui cinquanta passati nelle aule di giustizia, ma l’energia e la passione sono ancora quelle di un ragazzino. L’avv. Giampaolo Zancan prende la parola dopo la figlia Valentina, e al termine di riflessioni e pensieri che riassumono in sé il travaglio di un processo indiziario e clamoroso.

Molte volte abbiamo visto e raccontato Zancan e le sue potenti arringhe, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Giusto ieri sera, ho avuto l’onore di condividere con lui un’esperienza teatrale: “La commedia della giustizia”, riedizione in chiave moderna (senza recitativo) di due pièces ambientate nei tribunali parigini di fine Ottocento. Nella prima di esse, Zancan ha interpretato l’avv. Legaffeur, difensore verboso e un po’ distratto che debutta in scena sbagliando per due volte… cliente, fin quando il presidente – indegnamente interpretato dal sottoscritto – non gli fa notare: “Ma lei è l’avv. di Bougnasse!”.

Nel breve spazio di una notte, Zancan smette la toga teatrale e indossa quella giudiziale, perché dalla commedia della giustizia si passa alla sua tragedia. La tragedia di una vedova e di quattro bambine rimaste senza padre, secondo quell’iconostasi per l’appunto tragica che lo stesso Zancan ha coniato in sostituzione di ogni etichetta giuridico-processuale relativa alla persona offesa dal reato. Dopo averlo visto recitare ieri sera, ancora più forte appare il magnetismo del personaggio: il quale rimpiange il vecchio processo penale per la possibilità che esso dava di stroncare sul nascere alcuni oltraggi alla corte; confessa di credere ancora nella mozione degli affetti; qualifica come “malattia professionale” il fatto di trovarsi da solo in studio al sabato mattina.

“La prima cosa che richiedo in un pilota che voglia correre per me è che ami l’automobile”, diceva Enzo Ferrari. Specchio di un romanticismo concreto e dedito che ammantava tutte o quasi lo professioni; e sicuramente quella forense, prima che il suo fascino cadesse sotto il peso dei tempi moderni. Valori che sanno ogni tanto rivivere per mezzo degli antichi principi del Foro. Ieri sera, l’avv. Zancan aveva simpaticamente recitato se stesso; stamattina, lo spettacolo vero di una professione come non c’è quasi più.

Roberto Codebò