

Come sarebbe stato bello se Federica Pellegrini avesse potuto scuotere le sue tre compagne di staffetta così come ha piacevolmente scosso la bandiera azzurra al Maracaná, proprio nel giorno del suo ventottesimo compleanno. Tre frazioni troppo lente invece nella staffetta veloce, che lo sprint finale di Fede vale a risollevare appena dall’ultimo posto fino – almeno – al sesto. Così per ora le glorie del nuoto vengono da Gabriele Detti col suo bronzo nei 400 sl, mentre le frecce azzurre maschili del tiro con l’arco non centrano il bersaglio e steccano quel debutto con oro che così bene battezzò le Olimpiadi di Londra 2012 in versione italiana.
Un inizio reso del resto terribilmente beffardo dalle vicende del ciclismo. Più esattamente, dalle vicende di uno squalo che così bene era sembrato trovarsi presso una delle baie più famose del mondo, per la quale aveva del resto sostanzialmente sacrificato le sorti di una corsettina da poco chiamata Tour de France, trattata come defatigamento dopo le soffertissime e splendide glorie del Giro nonché – per l’appunto – come riscaldamento per la grande avventura olimpica. Un’avventura che, a undici miseri chilometri dalla fine, sembrava tingersi d’oro. Poi, quello stramaledettissimo volo, a rovinare il gioco perfetto di una squadra che le bizzarrie regolamentari olimpiche (sulle quali torneremo tra poco) riducono a cinque soli membri. Ci consola il fatto che Greg van Avermaet abbia candidamente ammesso di non essere stato il migliore in gara: sarà felice De Coubertin; che Nibali possa recuperare in fretta morale e soprattutto clavicola…
Per un volo che fa piangere, un volo che porta in paradiso. Si tratta più esattamente di cinque voli: tanti quanti i tuffi di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè. A questo punto, possiamo anche dire che non tutto il male viene per nuocere. Quattro anni fa, Tania e Francesca mancarono il bronzo per 2,70 punti (e delusione ancor più mostruosa ebbe Tania nella gara individuale, dove lo mancò per venti centesimi…); se quel bronzo fosse arrivato, forse le due non si sarebbero presentate a Rio. Dove invece hanno elengantemente ed autorevolmnte messo in riga tutte le rivali umane, lasciando avanti a sé solo le extraterrestri e perfettissime cinesi. L’abbraccio dopo il doppio e mezzo ritornato carpiato (quinto e ultimo tuffo) è nemesi rispetto agli orrori della sorte, alle lacrime, allo shock psicofisico di quattro anni orsono. Quando si viaggia sul filo del trecento punti, perdere una medaglia per meno di tre punti stenderebbe un elefante…
Spada femminile, fioretto maschile. Le medaglie azzurre della scherma aggirano con classe la trappola tesa ai nostri colori del regolamento di questa edizione dei Giochi. Nel fioretto femminile, niente prova a squadre e non più di due atlete per nazione nella prova individuale: una gherminella che ha fatto rimanere a casa una giovinetta di belle speranze di nome Valentina Vezzali, la quale a Londra fu terza in quell’indimenticabile podio tutto azzurro, e che terza rappresentante dei nostri colori mirava a essere proprio dietro a quelle medesime Elisa di Francisca e Arianna Errigo che la precedettero quattro anni fa. Di Errigo e Di Francisca parleremo tra qualche giorno; per il momento, le lame azzurre sono targate Rossella Fiamingo e Daniele Garozzo. Tanto per dimostrare che, quando si parla di scherma, non c’è regolamento che tenga…
Roberto Codebò