Da Caselle Torinese all’Oceano Atlantico, la storia del Vermut Primo de Lanzarote


Davide Musci vive da anni nella bella isola vulcanica dell’arcipelago delle Canarie. Il racconto del primo vermouth nato sull’isola.

Non è una favola di Natale. Non è neppure una storiella che si racconta ai bambini per invitarli a sognare.

Quella di Davide Musci e del Vermut Primo de Lanzarote è una realtà consolidata nata dalla curiosità e dalla convinzione di un torinese di Caselle.

LA STORIA

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Sarà perché l’aeroporto è lì a un passo, sarà perché viaggiare gli è sempre piaciuto, certo è che Davide si sente stretto nella provincia di Torino.

Si trasferisce a Roma e ci sta dodici anni. Lavora in televisione a Sky TG24 e negli ultimi tempi apre un ristorante a Testaccio.

Poi scopre l’isola di Lanzarote durante una vacanza e si innamora a prima vista di quel pezzo di Canaria. Ci torna una volta l’anno per sei volte e in periodi diversi.

«Mi rilassavo completamente, mi piaceva anche d’inverno – racconta Davide Musci -. Tranquillità e paesaggio erano punti vincenti. Non ce la facevo più a vivere in una città così caotica come Roma. Il ministro o il vescovo non me lo facevano fare…così ho deciso di venire a vivere a Lanzarote».

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Gli è appena nato un figlio, quindi aspetta qualche mese, giusto perché sia in grado di prendere l’aereo. Poi parte. Moglie, figlio, gatto e una sola idea: vivere all’avventura alle Canarie.

Inizia gestendo case per vacanze e lavorando in un ristorante di suoi ex clienti romani.

Si guarda attorno, dell’isola gli piace tutto. In particolare lo colpiscono le vigne di malvasia volcánica, la fatica con cui viene coltivata, il paesaggio lunare che la accoglie, quel sapore aromatico e secco allo stesso tempo.

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Davide ha sempre fatto liquori per uso personale. Si dice: «in Spagna si consuma tantissimo vermouth, si compra e si beve al bar, pure alla spina. Però in Canaria non ce n’è uno».

La particolarità della malvasia volcánica lo porta a pensare che può provare a farne uno con una sua ricetta. Un po’ stile piemontese ma con una base locale.

Così comincia le sue prove in una piccola cantina e scommette su un vino base di qualità.

Parte con duemila bottiglie, oggi ne fa sei volte di più.

LA MALVASIA VOLCANICA

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A Lanzarote il vino viaggia bene, su poche zone coltivabili ma con una trentina di cantine.

Le condizioni sono estreme. Non c’è acqua sull’isola e piove sì e no tre settimane all’anno.

Il disciplinare è molto controllato e non consente di irrigare le vigne.

Bisogna preservare quel minimo di umidità che l’oceano offre e trasferirla alla terra e ai vigneti.

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Lo si fa sfruttando il picon vulcanico, che protegge dal calore e agisce come una spugna assorbendo la poca umidità disponibile. La vite resta custodita e protetta da muretti a secco appositamente realizzati, che riparano anche dal vento.

In alcune zone compaiono i filari, ma nella zona della Geria sopravvive la coltivazione più antica. Piante molto distanziate e un buco di due metri per ognuna di loro pianta.

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Le vigne sono pre-fillosseriche e coltivate su terreno basaltico.

Si vendemmia da metà luglio, piegati a terra con il secchio perché le piante sono davvero basse. Una gran fatica che dura due mesi e termina con il raccolto del Listan Negro.

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Le rese sono basse, sui 4mila kg di uva per ettaro.

Nei ristoranti la carta dei vini presenta numerosi prodotti di Lanzarote a prezzi che viaggiano tra i 25 e i 40 euro a bottiglia.

IL VERMUT PRIMO DE LANZAROTE

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Davide Musci oggi si appoggia alla Bodega Los Bermejos, che produce 500 mila bottiglie di vino. Una realtà importante sia numericamente sia qualitativamente, per la quale le dodicimila bottiglie di vermouth di Davide rappresentano una quantità davvero modesta.

Per realizzare il Primo compra il vino alla Bodega, fa le sue macerazioni in alcol e le trasforma in vermouth. La sua scelta è quella di partire da una base di grande qualità, quindi usa la stessa malvasia volcánica che Ignacio Valdera mette in bottiglia a Los Bermejos.

È il primo vermouth delle Canarie.

«Non avrebbero avuto bisogno del mio vermouth, non incide sulla produzione spagnola – commenta Davide -. Però il fatto di avere un vermouth locale è un elemento che valorizza non solo il mio lavoro ma anche quello della cantina che mi fornisce la malvasia. Con loro abbiamo anche alcuni distributori in comune».

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È diverso dalla maggior parte dei prodotti italiani e spagnoli.

«È una ricetta mia, ho impiegato qualche anno a definirla. Non ho voluto coprire la malvasia, che si sente bene. Ho iniziato a farlo per me ed è importante che si senta che è un vermouth nato qui».

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C’è anche una versione in rosso.

«Base malvasia e colorato con il caramello, resta più amaro per via della macerazione di genziana e rabarbaro. Il colore viene dalla infusione di un frutto simile al fico d’india. Ho scelto macerazioni che possano sposarsi con questo tipo di vino».

Dalle Canarie oltre al vino utilizza la buccia di arancia, i semi di coriandolo, la salvia, il miele di palma. Altri ingredienti, come cannella e noce moscata, sono internazionali. L’assenzio arriva dalle Alpi del Piemonte.

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Esporta a Madrid e Alicante e gli piacerebbe entrare a Barcellona. Ha richieste dal Belgio e qualche interessamento dagli Stati Uniti.

«Due anni fa l’ho spedito a Torino, poi non ho avuto abbastanza prodotto per continuare. Se trovo il distributore giusto, che sappia valorizzare un prodotto che costa caro, lo riporto volentieri».

Racconta con orgoglio che «un giorno Martin Berasategui (dodici stelle Michelin, più di chiunque altro in Spagna) mi incontra ad una fiera e mi fa “il tuo è il miglior vermouth che ho provato”. Ora è in carta al Lasarte di Paolo Casagrande, tre stelle Michelin di Barcellona».

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Dodicimila bottiglie rappresentano una produzione limitata, una nicchia di consumo che per il 90% se ne resta sull’isola. Davide ne è ben consapevole.

«Il mio vermouth è stato accolto molto bene in tutta Lanzarote».

Poi mi guarda, sorride e mi fa: «sarà che è un prodotto locale, anche se fatto da un immigrato!».

Fabrizio Bellone