
Rosso d’uovo bio con salsa bernese e trombette, risotto dal menu Vegetale, animelle con finferli e birra. Il racconto della mia esperienza a pranzo.
Sopra la porta d’ingresso, ben visibile dalla strada, c’è scritto MASSIMOCAMIA RISTORANTE. L’insegna che sporge dal muro dice anche Locanda. Entro e sulla mia destra c’è la pietra scolpita che rievoca la Locanda nel Borgo Antico. Un monito e un ricordo per non dimenticare dove tutto è iniziato, a Barolo, nel 1990.

Nella pace e nel silenzio di una elegante corte chiusa trovo non soltanto il ristorante, anche un bel giardino, la piscina, ampi spazi esterni e la locanda, con sei camere e due appartamenti.

Mi piace notare come, all’interno della corte, il suo nome di battesimo non compaia più. Qui si respira aria di famiglia e un futuro, magari lontano, che non lo contemplerà.

Così leggo Locanda Camia sopra la porta dedicata all’accoglienza e, semplicemente, Camia all’ingresso del ristorante.

È tutto ordinato e pulito, a partire da camere e appartamenti, per proseguire verso la piscina e nel giardino.

Il ristorante ha 45-50 coperti suddivisi su tre sale arredate con garbo.
La prima è quella con il caminetto, raccolta e intima.

La sala grande ha le volte, il mattone di una volta e il parquet lucido. I tavoli sono ben distanziati, è ariosa ed elegante.

In fondo c’è lo spazio più luminoso, con grandi vetrate verso la corte e le travi di legno al soffitto.

L’accoglienza e la sala sono il regno di Luciana e del figlio Iacopo, che si occupa del servizio di abbinamento vini con grande professionalità.
In cucina, a fianco della stella Massimo, c’è la figlia Elisabetta.
In sala, come in cucina, lo staff di completamento è giovane e dinamico.

IL MIO PRANZO
Si può mangiare alla carta, oppure scegliere fra tre menu: La Tradizione e Vegetale hanno quattro portate e costano rispettivamente 85 e 75 euro. Nuvel ne ha sei per 115 euro.
È possibile abbinare un calice di vino differente per ogni portata, o scegliere una bottiglia da una carta dei vini accurata.

Tutti i panificati sono fatti in casa, dal pane bianco alla focaccina con il rosmarino, dai grissini al pane di semi con lievito madre.

Lascio carta bianca a Massimo, che mi fa servire tre piatti. Assaggio un antipasto dal menu Nuvel, un primo dal menu Vegetale, un secondo direttamente dalla carta. Chiuderò con un dessert.
Sono tre proposte di ottimo livello. Ognuna, anche singolarmente, vale il viaggio fin qui.
Per il vino mi piace affidarmi a Iacopo, valutare le sue scelte.

Si comincia con un calice dell’Alta Langa Oudeis di Serafino e con gli amuse bouche.
Il salmone affumicato e marinato con maionese al wasabi ha alla base i finocchi. È delicato e pieno di sapore. Ottima anche la maionese.

Il pane con lievito madre e burro salato di montagna accompagna una zucchina in tempura con spuma di burrata. L’ortaggio e integro e ben fritto, con una panatura croccante. La spuma assicura freschezza alla proposta.

Inizio a sentire la mano di Elisabetta con l’antipasto, il tuorlo d’uovo bio con salsa bernese e finissima di trombette. L’uovo, leggermente fritto e croccante, riempie la bocca. Si amalgama alla perfezione con la delicatezza delle verdure al vapore e con la pienezza di gusto della salsa.

Le uova arrivano dall’allevamento di Bruno Fornasero a Lequio Tanaro. Anche la proposta di vini al calice è territoriale e di grande qualità.
Sull’antipasto assaggio l’Anas-cëtta 2024 del Comune di Novello di Cogno. L’unico vitigno autoctono a bacca bianca di Langa si comporta bene, anche se è ancora tanto giovane.

Poco distante dal mio tavolo c’è un cliente storico. Prende gamberi e calamari con pomodorini e crema di patate ed è entusiasta. Provo ad ascoltarlo mentre conversa con la moglie e lo sento sostenere che in questa nuova location si mangia ancora meglio.
Il risotto alla barbabietola con champignon, fragole e ricotta salata è un’altra bella idea di Elisabetta.

La cottura del riso è perfetta, la barbabietola rossa dà sapore e colore. I funghi sono spadellati, la ricotta salata è grattugiata attorno al piatto e trovo intrigante poter decidere in autonomia quanta utilizzarne per correggere di sapidità. Le fragole del Roero sono a crudo e sparse sul riso a piccoli cubetti. Il piatto è finito con una riduzione caramellata di aceto al melograno e cassis.
Bilanciato, pienamente legato, a tua scelta puoi sentire i sapori singolarmente o amalgamarli. Un risotto fuori dagli schemi. Molto, molto buono.

Il Langhe Nebbiolo 2022 di Giacolino Gillardi lo sposa bene, con frutto e florealità. Non è invasivo e ha freschezza.
Animelle, estratto di birra Soraya Baladin, finferli è un secondo molto profumato. L’animella ha ottima sapidità, è morbida e cotta da manuale. I funghi sono integri, freschi. La birra dona dolcezza e avvolgenza, giocando con i grani grossi salati di carbone.

C’è grassezza, opulenza, sapore e pienezza. Un gran piatto.
Iacopo la propone in abbinamento alla Xiauyù, la birra Baladin da 14°, riserva millesimata di Teo Musso. Fermentata e invecchiata in legno, sembra quasi un cognac. In alternativa, con un calice di Barolo 2021 di Marziano Abbona. Piozzo e Dogliani, altri due bei pezzi di territorio.

Chiudo con cialda di meringa, chantilly, lamponi freschi e gelato al fiordilatte.

Il dessert è l’unica proposta abbastanza scontata, ma è fatto bene e adattissimo ad una giornata calda come quella in cui pranzo. Un buon finale dopo tre portate meravigliose.
Il caffè è accompagnato dalla piccola pasticceria: brownie con mousse al fondente, meringa con panna e gel di lampone, cannolino caramellato allo zabaione.

Il ristorante è aperto a pranzo e cena dal giovedì al lunedì compresi. Chiusura martedì e mercoledì.
Meglio prima o adesso? La cosa migliore è tornare un’altra volta. E poi ancora e ancora.
DOVE

Massimo Camia Ristorante e Locanda
Località Fornaci 17 – Novello (Cn)
tel. 017356355
Fabrizio Bellone