
Intervista a Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Piemonte Land of Wine. Si moltiplicano le azioni comuni di promozione del comparto.
Il 2026 si è aperto con una serie di iniziative che presentano il Piemonte del vino sempre più unito nei confronti della promozione del settore.
Grandi Langhe alle OGR Torino ha salutato con piacere l’arrivo di un gran numero di cantine provenienti da tutta la regione ad affiancare la storica partecipazione dei colossi della provincia di Cuneo.
È tutto il comparto che pare in movimento.
Da un lato i singoli consorzi proseguono le attività istituzionali per presentare a operatori e pubblico le proprie realtà. A febbraio i Colli Tortonesi hanno portato il Derthona in tour a Milano; proprio oggi, sempre a Milano, i nebbioli del nord si presentano con una nuova edizione di Taste Alto Piemonte.

Gli eventi che colpiscono maggiormente sono quelli che avvengono in compartecipazione.
Nei giorni scorsi ho scritto di come tre consorzi del vino abbiano dato avvio a un percorso di sviluppo e valorizzazione comune del Monferrato (QUI). Domenica 22 marzo ancora Milano sarà sede di Barolo e Derthona vanno in scena.
Uniti si vince sembra essere lo slogan più in voga in questo avvio di 2026.
Ne ho parlato con Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Piemonte Land of Wine.
L’INTERVISTA A FRANCESCO MONCHIERO

È stata l’edizione di Grandi Langhe più partecipata di sempre.
«Sì, dimostra l’evoluzione che Grandi Langhe ha avuto, passata da una manifestazione a livello locale per un pubblico del nord Italia alla trasformazione degli ultimi anni. C’era l’esigenza di fare un evento che potesse mettere a contatto il maggior numero di produttori piemontesi con un pubblico molto vasto».
Ti attendevi questo successo?
«Ci aspettavamo questi numeri, abbiamo operatori che arrivano dai quattro angoli del mondo e danno un respiro internazionale. È diventata la manifestazione di riferimento per il vino piemontese in Europa».
Quanto c’è di Piemonte Land in questa rassegna?
«È solo la seconda edizione che aggiunge il Piemonte del vino a Grandi Langhe. Lo scorso anno c’erano un centinaio di aziende dal resto della regione, quest’anno siamo saliti a 135, un terzo del totale. Questo ha creato maggiore attrazione verso l’evento».

Non solo Barolo quindi?
«Il Piemonte oggi non è solo una denominazione, ma un territorio di qualità a 360° fatto da tutte le sue 60 denominazioni. È questo che attrae in questo momento».
Da uomo del Roero a uomo del Piemonte che cosa cambia per te?
«Il passo è breve, sono onorato di aver presieduto e fatto crescere il Consorzio Roero per un decennio. Facendo anche quel lavoro mi sono reso conto che un territorio da solo non ce la può fare. Più territori di qualità, insieme sotto un cappello, è un’altra cosa».
Fammi un esempio.
«Il Piemonte del vino è riconosciuto a livello mondiale come una delle regioni di eccellenza. Non lo dico io, uno studio recente di Golden Vines Report afferma che nel 2026 il Piemonte è il territorio vitivinicolo più attrattivo del mondo, davanti a Champagne e Borgogna. Hanno detto Piemonte, non Langhe o Monferrato o Roero. Significa che stiamo lavorando bene tutti insieme e che serve essere uniti».
Aldilà degli eventi sul territorio allora bisogna esportare il Piemonte nel mondo?
«Certo. È giustissimo che tutti i consorzi mantengano la propria identità, che continuino a fare attività per promuovere i propri brand. Grandi Langhe e il Piemonte del Vino è l’evento che ci rappresenta tutti insieme».

Servono ancora le grandi fiere del vino?
«Ce n’è ancora bisogno, perché sono due momenti differenti. Le grandi fiere servono soprattutto per le aziende di maggior dimensione e per gli operatori internazionali più grandi».
In che cosa si differenzia il Piemonte dalle altre regioni italiane?
«La nostra struttura produttiva è costituita ancora di famiglie con pochi ettari e poche bottiglie, ma di qualità. La nostra fiera è quella dei vigneron del Piemonte, non potrà mai sostituirsi a Vinitaly, ma neppure viceversa».
Fabrizio Bellone