Cerca e cavatura del tartufo diventano patrimonio Unesco. Anche l’Alta Langa Docg scende in campo


Con la decisione assunta nella XVI sessione del Comitato intergovernativo Unesco la pratica entra a far parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Ci voleva forse una stagione secca, poco piovosa e inadatta alla nascita di buoni tartufi per arrivare al risultato sperato.

Proprio una stagione così poteva ricordare a tutti quanto il tuber magnatum sia particolarmente sensibile ai mutamenti del clima, all’inquinamento crescente, alla riduzione delle superfici boschive. Sia, insomma, a rischio estinzione.

La cerca e la cavatura del tartufo sono radicate nella tradizione del Piemonte. Sono conoscenze e pratiche degne di far parte del patrimonio antropologico e culturale dell’umanità. Così ha deciso l’Unesco, nell’ultima sessione di lavori del Comitato intergovernativo, svolta pochi giorni fa a Parigi.

In Piemonte il tartufo non è soltanto Alba. Si raccoglie nelle Langhe, nel Roero, nel Monferrato, nella collina torinese, in alcune zone delle province di Asti e Alessandria. Il turismo enogastronomico di tutta la regione si nutre di fiere, rassegne e ricette legate al pregiato tubero.

Recentemente la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba in collaborazione con il Consorzio Alta Langa Docg ha dato vita, per il sesto anno consecutivo, ad una serie di showcooking fondati sull’abbinamento dei due prodotti da parte di chef stellati.

alta-langa-docg-bicchiere-1024x973 Cerca e cavatura del tartufo diventano patrimonio Unesco. Anche l’Alta Langa Docg scende in campo

Partendo dal medesimo territorio e da simili sensibilità gustative le due realtà proseguono nella programmazione di iniziative comuni. L’ultima novità è l’avvio di un progetto pilota di sensibilizzazione dei soci viticoltori per dedicare una porzione di terreno alla piantumazione di alberi simbionti del tartufo.

alta-langa-docg-bicchiere1-1024x498 Cerca e cavatura del tartufo diventano patrimonio Unesco. Anche l’Alta Langa Docg scende in campo

«Questi alberi – spiega il presidente del Consorzio Alta Langa Giulio Bava – potranno essere curati direttamente dagli agricoltori, o si potranno stabilire accordi con associazioni di trifolao che se ne occupino in modo da favorire buone pratiche di sviluppo e mantenimento delle tartufaie sul territorio delle colline alte di Langa».