
Intervista con Enrico Rovero, presidente dell’Associazione Produttori del Vino Biologico. Il racconto di cinque vini che meritano di essere assaggiati.
Pochi sanno che il primo vino biologico certificato in Italia fu un Moscato d’Asti, nel 1992.
L’Astigiano vanta una lunga e radicata esperienza nel campo, testimoniata da una serie di azioni ed eventi sul territorio. Penso al Salone del Vino Biologico Vinissage di Asti e, in particolare, alla nascita nel 2018 a Nizza Monferrato dell’Associazione Produttori del Vino Biologico.
Presidente è il produttore Enrico Rovero, la direzione è affidata a Pier Ottavio Daniele.

Nel corso della Douja d’Or 2025, dal 12 al 21 settembre scorso, l’associazione ha dato vita al format Crediamo in bio con un apposito spazio all’interno della struttura allestita in piazza San Secondo ad Asti.
Per l’occasione i vini biologici dei soci sono stati abbinati ad una serie di eccellenze gastronomiche del territorio e sono state organizzate apposite masterclass per promuoverli.
Ho approfittato di un bel pomeriggio settembrino per conoscere Enrico Rovero e per assaggiare alcuni vini.
L’INTERVISTA

Enrico Rovero, presidente dell’Associazione Produttori del Vino Biologico, è titolare dell’azienda che porta il suo cognome sulle colline di Asti.
La Famiglia Rovero è molto nota in zona anche per aver fatto nascere Il Milin in Località Valdonata, una delle prime aziende agrituristiche della provincia di Asti.
A che cosa serve un’associazione di produttori di vino biologico?
«Vogliamo comunicare che anche nella provincia di Asti si sta facendo attenzione particolare all’ambiente, alla fertilità e al mantenimento delle colline. Poi lavorare in gruppo e fare squadra è fondamentale per raggiungere il mercato in modo capillare».
Su quali cardini si fonda il vostro lavoro?
«L’agricoltura biologica ha come fondamento principale il non utilizzo del prodotto chimico di sintesi. L’agricoltura convenzionale è ancora basata sulla chimica, per fortuna con un utilizzo oculato, all’occorrenza e in modo limitato. È un buon passo, ma la tendenza e l’evoluzione andranno nella direzione dell’abbandono della chimica per spostarsi verso l’impiego di prodotti naturali».
Tanti oggi parlano di sostenibilità e di attenzione alla terra senza necessariamente seguire un protocollo biologico.
«L’agricoltore ha finalmente capito quanto sia importante avere cura del mantenimento della fertilità della terra: lavorare con gli sfalci e i sovesci, arieggiare il terreno, salvaguardare la microflora che lo mantiene vitale. Questa è la condizione base per consegnare ai nostri figli un suolo produttivo. Con l’avvento della chimica si è abusato di pesticidi, insetticidi e diserbanti, che a lungo andare hanno causato problemi ambientali rilevanti. Per fortuna si è capito e si sta facendo marcia indietro».

Tutti possono fare agricoltura biologica? Se il mio vicino fa largo uso di chimica, come la mettiamo?
«Questo è un problema. I disciplinari del biologico prevedono confini di rispetto, quello che confina con un’agricoltura convenzionale deve essere lavorato separatamente dal prodotto biologico certificato. Il problema si amplifica in Piemonte, per via delle proprietà molto frazionate che accerchiano chi vorrebbe passare al biologico».
Come si può risolvere?
«L’agricoltura biologica è un’idea di fondamento, è un’impostazione aziendale. Ci si arriva per convinzione. Per quanto riguarda la tracciabilità del prodotto si aggira il problema dei confini a rischio lavorando separatamente il prodotto e non immettendo quello potenzialmente contaminato in un circuito biologico, a garanzia e tutela del consumatore finale».
Non può esistere una soluzione definitiva?
«La soluzione dell’agricoltura biologica è quella di accorpare il più possibile vigneti. Nel caso della mia azienda abbiamo acquisito tutti i vigneti confinanti in un processo che è durato parecchi anni e adesso coltiviamo all’interno di una piccola valle non contaminata in modo esclusivo. Quella è la strada per il singolo viticoltore. Sono convinto che nel futuro questa via si diffonderà sempre più».

Assaggio prodotti puliti, frutti definiti, trovo la vera espressione del vitigno. Una volta c’erano troppi vini con difetti evidenti, che cosa è cambiato?
«Le prime realtà erano molto piccole, con scarse conoscenze dei fondamenti dell’enologia. Si prestava tanta attenzione alla cura del vigneto, ma poca alla trasformazione in cantina».
Quindi il biologico oggi ha anche dei costi che una volta erano sottovalutati.
«Certamente. Ma con l’evoluzione, la diffusione e la scienza le cose sono migliorate ed è aumentata la qualità del prodotto».
CINQUE VINI BIO DA PROVARE

Nel corso del mio pomeriggio alla Douja d’Or ho assaggiato i vini di alcuni soci dell’Associazione Produttori del Vino Biologico.
Ne ho trovati alcuni davvero ben fatti, che meritano di essere descritti ed assaggiati.
La mia personale valutazione ha punteggi che vanno da 1 a 5, con 5 come valore più elevato.
Alta Langa DOCG Extra Brut Bianco 2019 – Cocchi

Il perlage non è molto appariscente, ma è fine e continuo. Al palato è piacevole, floreale e agrumato, non aggressivo e abbastanza ricco. Realizzato con analoghe percentuali di chardonnay e pinot nero in arrivo da una unica vigna di Monforte d’Alba. Affina 46 mesi sui lieviti. Un ottimo calice da aperitivo, ma anche qualcosa di più. Da 1 a 5: 4
Carica l’Asino Vino Bianco 2024 – Carussin

Un vitigno ligure coltivato in Valle Asinari, alle porte di San Marzano Oliveto. Qui il Carica l’Asino è in blend con Favorita, Sauvignon Blanc e Cortese Alto Monferrato. Il colore è giallo paglierino carico. È connotato da note di frutta gialla matura, vena speziata e sbuffi balsamici. È presente una lieve ossidazione che non turba la freschezza del vino. Da 1 a 5: 3,5+
Piemonte DOC Albarossa 2023 – Poggio Ridente

Il colore è un rubino molto scuro con unghia violacea, a rappresentare quanto sia ancora giovane. La notevole intensità cromatica si associa a sentori di frutta rossa in confettura. Al palato il tannino è quasi masticabile e gioca con una gradevole nota speziata. Matura un anno in barriques usate. L’azienda è di Cocconato. Da 1 a 5: 3,5+
Ovada DOCG Tre Passi Avanti 2021 – Cascina Gentile

Di colore rubino compatto e molto carico. Presenta un bel fruttato nel quale emergono mirtillo, ciliegia e prugna rossa. In bocca è pulito e pieno, con tannini ben presenti e fini. Un gran bel Dolcetto dell’Ovadese, che matura esclusivamente in acciaio. Da 1 a 5: 4+
Albugnano DOC Superiore 2020 – Tenuta Tamburnin

Granato classico, scintillante. È fruttato il giusto e speziato di pepe. Pulito, ottimo alla beva e abbastante persistente. Una bella espressione di Nebbiolo dai 549 metri di altitudine di Albugnano, su terreni di origine marino-sedimentaria. Affina 24 mesi, dei quali almeno 18 in botte grande e sei mesi in bottiglia, prima di entrare sul mercato. Da 1 a 5: 4

DOVE
Associazione Produttori del Vino Biologico
Via Pistone 87 – Nizza Monferrato (AT)
Tel. 3292284049
www.produttorivinobiologico.it
Fabrizio Bellone