
Ventisette anni di vendemmie sintetizzati in una mini verticale di cinque annate in cantina.
Alcuni giorni fa ho ricevuto un invito per partecipare ad una degustazione a Nizza Monferrato. Protagonista dell’evento l’azienda Guasti Clemente, che proponeva una orizzontale dell’annata 2001 nella propria cantina di corso IV Novembre.
Per chi non lo sapesse una degustazione orizzontale rappresenta un confronto tra diversi vini dello stesso millesimo. Mi attendevo quindi di trovare diversi campioni di Barbera del 2001, anche di altri produttori, per verificare le potenzialità di invecchiamento del vitigno in quella specifica vendemmia.
Per qualche motivo non precisato mi sono invece trovato di fronte ad un’altra situazione. Un unico vino della Guasti in cinque diverse annate, tra le quali la 2001.
Una degustazione verticale del Barcarato, quindi, in grado di approfondire le sfumature che uno stesso cru può mostrare nel corso degli anni, in seguito alle variate condizioni climatiche o semplicemente al passare del tempo.
Il Barcarato oggi si fregia della Docg Nizza, vale a dire il punto più alto nella piramide qualitativa del Barbera in provincia di Asti. Ma non è stato sempre così. Negli anni ’90 era presentato in etichetta come vino da tavola, per poi passare alla denominazione di Barbera d’Asti Superiore.
L’Associazione Produttori del Nizza nasce nel 2002 e raccoglie 18 comuni dell’astigiano meridionale collocati attorno a Nizza Monferrato. La prima vendemmia a denominazione di origine controllata e garantita è la 2014 e da allora quel super Barbera è sempre cresciuto. Ne parlerò in un prossimo articolo.
Torniamo alla verticale di Barcarato, l’etichetta di punta dell’azienza Guasti. In passato lo avevo già degustato in alcune circostanze.
Ricordo il 2001, solo discreto nel novembre 2005, ma equilibrato all’appuntamento di Orizzonte Nizza nel maggio 2012. Il 2004 presentava note di ossidazione a dieci anni dalla vendemmia e non era più bevibile nell’ottobre 2020. L’edizione 2007, assaggiata al congresso Ais di sette anni dopo, era spenta. Il 2009 a cinque anni di distanza era discreto, con una notevole acidità. Avevo provato il Barcarato 2016 a Il Nizza è sia nel 2020, sia quest’anno, trovando un vino austero, chiuso al naso ma con una bella freschezza al palato.
Le aspettative non erano altissime, ma la curiosità di degustare una batteria di Barcarato mai usciti da quella cantina mi incuriosiva.
Ho incontrato cinque millesimi in degustazione, dal 1990 al 2017. Queste le sensazioni

Vino da tavola del Piemonte Barcarato 1990
Il millesimo 1990 è stato sensazionale in tutto il Piemonte e la zona di Nizza Monferrato non ha fatto eccezioni. Una primavera con la pioggia al momento giusto, un’estate calda ma non esagerata, un autunno perfetto. Ne è scaturita una vendemmia ottimamente equilibrata, bellissima. Bere un vino Barbera a 31 anni dalla vendemmia è un azzardo, perché il suo picco qualitativo è raggiunto e superato da tempo. Ma quando le condizioni di raccolta, vinificazione e conservazione sono perfette si può provare. Lo assaggio da due differenti bottiglie. L’unghia è aranciata e il vino si spoglia nel bicchiere. Al naso sono evidenti le sensazioni terziarie di caffè, cacao e pepe. In bocca è maturo ma integro, morbido ed elegante. Ha ancora freschezza e bevibilità, è molto piacevole. Il Barcarato 1990 è stato affinato un anno in barrique e prodotto in 4mila esemplari. La Guasti ne ha ancora una sessantina di bottiglie in vendita a 35 euro.

Vino da tavola del Piemonte Barcarato 1993
Nel 1993 le condizioni di partenza delle uve erano differenti. A un autunno piuttosto fresco era seguita la vendemmia a fine settembre. All’olfatto è speziato, con sentori di sottobosco. Al gusto è maturo, ma ruvido, con una beva un po’spenta. Vinificato in barriques di nuova tostatura ne risulta un vino non troppo amalgamato, anche se pare ancora bevibile a distanza di 28 anni.

Doc Barbera d’Asti Superiore Nizza Barcarato 2000
Proveniente da un millesimo equilibrato ha ancora un colore perfetto. È speziato di china e di liquerizia, pure i sentori di caffè sono ben percepibili. Ha una piacevole nota balsamica. In bocca è fresco, corrispondente, con qualche durezza di troppo. Ne sono state prodotte poco più di 4mila bottiglie, numerose delle quali ancora da etichettare in cantina.

Doc Barbera d’Asti superiore Nizza Barcarato 2001
Siamo di fronte ad un’altra grande vendemmia per tutto il Piemonte. Anche in questo caso lo assaggio da due diverse bottiglie, con risultati non sempre omogenei. Il colore è bello, impenetrabile nonostante il passare del tempo. Al naso non esprime tantissimo, ma riposando nel bicchiere emerge un terziario fine ed abbastanza elegante. In bocca trovo le sensazioni migliori. È perfettamente integro, fresco e morbido. Un vino ancora buonissimo, da tutto pasto. Sicuramente più intrigante di quello che avevo incontrato nel 2005 e nel 2012.

Nizza Docg Barcarato 2017
Frutto di un’annata calda al colore è giovanissimo, rubino scuro con note violacee intense. L’olfatto è floreale di viola e di rosa, ma anche fruttato di ciliegia. Si apprezza una nota balsamica. In bocca prevale l’acidità e l’astringenza. Per il momento difetta di equilibrio e di armonia, ma bisogna saperlo aspettare. È prodotto in 2040 esemplari, con una resa di 60ql per ettaro. Affina in barrique e, successivamente, un anno in bottiglia. In cantina costa 18 euro la bottiglia.

Considerazioni sulla degustazione
L’area di cantina dove si è svolta la degustazione era piuttosto fredda. La temperatura di tutti i vini era piuttosto bassa, ben lontana da quei 18°-20° ai quali andrebbe servita una Barbera. Resta il dubbio su quanto sarebbe stata differente la nostra valutazione se i vini fossero stati portati alla corretta temperatura. È possibile che le note ossidative e i difetti sarebbero stati molto più evidenti. Invece le durezze evidenziate dal millesimo 2017 sarebbero risultate smorzate. Spiace osservare che una degustazione così particolare andava gestita con una cura maggiore per i particolari.
Fabrizio Bellone