
Terminata la tre giorni di Mercato dei Vini della FIVI resta la bella favola di chi, spesso in silenzio e lontano dai riflettori, sa produrre grandi vini.
Eccovi la prima delle tre storie promesse ieri. È una bella favola del vino che è diventata realtà.
Il Timorasso de La Colombera
Siamo nei colli tortonesi, lungo tre valli parallele fuori dal traffico e dalla confusione del passaggio. Qui l’inverno è spesso rigido e l’estate ancora calda.
Non voglio raccontarvi la favola del Timorasso e di come Walter Massa lo abbia rilanciato. L’ho già fatto in passato su queste pagine. Ma i meriti di chi ha saputo creare sistema e reddito da un vitigno ormai abbandonato non devono essere taciuti. È grazie a Walter se ho riscoperto quel vitigno, proposto in una bottiglia che riportava in etichetta soltanto la denominazione “Timorasso 1996”, assaggiata in quel tempio della cucina fuori strada dei Cacciatori di Cartosio, al prezzo di 26 mila lire nel giugno 2000.
Oggi fare Timorasso rischia di diventare una moda, o quantomeno un tentativo di aggiungere un pezzo ad una collezione. Un po’ come capita con l’Alta Langa sta aumentando i suoi numeri produttivi. Troppi viticoltori fuori zona fanno a gara per provare a fare il proprio Timorasso, a volte senza un’identità precisa, senza tener conto di tutte le sperimentazioni di vinificazione e di affinamento fatte in questi anni dai pionieri di quel progetto.
A me piace raccontarvi qualcosa su chi ha creduto senza esitazioni in quell’uva, in tempi non sospetti.
Parlo della famiglia Semino, che dal 1937 produce vino a Vho, sulle alture alle spalle di Tortona.
Elisa segue in prima persona vigna e cantina. La conosco da tanto tempo, ma la distanza è spesso determinante quando si tratta di frequentare a dovere una persona che si stima. Trovo che sia una forza della natura, che sappia divulgare come pochi altri i frutti del suo lavoro, con il giusto mix di passione e competenza.

Voglio parlarvi di due etichette di grande valore.
Il Colli Tortonesi Timorasso Derthona racconta un territorio, al punto che lei ama richiamarne la dizione anche sui biglietti da visita dell’azienda. Nel suo caso lo fa da vent’anni, visto che il suo primo Derthona risale al 2000.
L’annata 2020 si presenta con una grande freschezza. È piacevole e bevibile già da subito, anche se il Timorasso sa esprimersi al meglio dopo almeno un lustro.
Il millesimo 2017 ha già la mineralità degli idrocarburi in evidenza ed è godibilissimo.
Personalmente la mia annata preferita resta la 2004, ma dipende sempre da quando la assaggi. Sentita a tre anni dalla vendemmia non mi aveva entusiasmato, ma riassaggiata nel 2011 aveva messo in mostra un equilibrio tra sapidità e morbidezza senza uguali. Parlo di un vino venduto al prezzo Fiera di € 10,30 a bottiglia, quindi accessibile a tutti.
Il Colli Tortonesi Il Montino sa mostrare i muscoli, ma sa anche sorridere.
L’edizione 2020, non ancora recensita in nessuna guida del settore, ha una bella acidità in vista e mette oggi in primo piano un campionario di sentori agrumati e di frutta esotica.
Il millesimo 2019 invece è già grasso e opulento, avvolge con la sua carica glicerica. Sono entrambi buonissimi, giocati su toni differenti. Un grande vino bianco a 17 euro prezzo Fiera.
Anche qui tocca ricordare le annate preferite di Montino. Ricordo il 2009 per la grande persistenza e il 2012 per la complessità, anche se ho dovuto attendere sette anni per vederlo aprirsi come sa fare.
Elisa Semino aspetta gli amanti del vino nella sua nuova sala degustazione sopra la cantina. Appuntamento mercoledì 8 dicembre, con le sue verticali di Timorasso. Ben sei masterclass su prenotazione su infoacolomberavini.it
Fabrizio Bellone