
Un angolo periferico di Torino, una veranda affacciata su un grande giardino appartato e una cucina rispettosa di materie prime e piatti del Piemonte. Il mio pranzo al Belvedere.
Non è facile trovare una buona cucina piemontese a Torino. A parte quei due-tre posti consueti e consolidati, troppo spesso la strada della pura tradizione lascia il passo a innovazioni non sempre efficaci e felici.
In un quartiere periferico della città non lontano dai principali accessi autostradali per Milano e Aosta, in una via che attraversa Strada di San Mauro, da oltre 60 anni resiste un ristorante che non troverete sulle guide gastronomiche. Ha un nome antico ed evocativo: Belvedere.

L’Hotel Ristorante Belvedere ha 15 camere, una sala interna ed una veranda affacciata ad un rigoglioso giardino. Qui pranzo e cena sono un tuffo nell’atmosfera del vecchio Piemonte.
Un’azienda famigliare dal 1964, quando ai fornelli c’era nonna Edda. Poi è toccato a suo genero Giorgio, mentre oggi la cucina è il regno di Luca Carità, nipote di Edda, cresciuto al suo fianco. «Aveva una velocità e una manualità nel pulire le verdure impressionante – così la ricorda Luca -. Fino al 2018 ha sempre detto la sua, non c’era nessuno capace come lei a fare spinaci e asparagi».

Luca è assistito dalla moglie Valentina e dal supporto di papà. In sala mamma Piera e un giovane aiuto; poi Alessandra, sorella di Luca, a regolare il servizio del vino.
Luca Carità ha iniziato ad aiutare suo papà Giorgio nel 2001 e da quasi vent’anni ha la responsabilità completa dei piatti in uscita.
Il Belvedere è nato come trattoria, come recita ancora la stilosa insegna.

Le camere sono arrivate da una ventina d’anni, con una clientela business e qualche turista straniero.
Scelgo di pranzare in veranda in una giornata autunnale luminosa.

Il tovagliato è bello, le posate solide, i tavoli grandi, ben apparecchiati e distanziati tra loro. C’è un ristretto pubblico di habitué, mamma Piera li chiama per nome senza rinunciare a dargli del Lei.
Scelgo il menu tradizione e si comincia con un’entrée di benvenuto: millefoglie con confettura di pere, Moscato e robiolina fresca.

Apro il pasto con un calice di Alta Langa DOCG Pas Dosé 2021 di Contratto, una versione personalizzata per il ristorante.

I due antipasti arrivano insieme in un lungo piatto rettangolare.

L’insalata russa miscela patate, piselli e carote con l’uovo sodo. È cremosa e consistente, molto ben amalgamata, con l’impronta delle cose buone fatte in casa. L’uovo le dona un’identità precisa ed un’intensità fantastica.

La cruda di Fassone è una battuta di bella dimensione, condita e servita con una composta di fichi e un fico in frutto. A parte sale, pepe e olio evo del Garda trentino.
La carne è de La Granda, molto integra; la confettura di fichi serve a dare freschezza senza modificare il colore, cosa che farebbe il limone.

Assaggio la mia cruda senza aggiunte, poi mischiandone una parte alla composta, infine solo con il frutto.
La preferisco da sola, perché l’apporto della conserva rende il piatto dolce, ma unita ai pezzi di fico è ben equilibrata. Altre volte Luca la abbina al Roccaverano e alle nocciole, o la propone con una maionese alla senape.
Agnolotti Piemonte burro nocciole e salvia è il primo piatto.

L’impasto è ottimo, ricco il ripieno di arrosto di vitello e maiale unito agli spinaci. La granella di nocciola di Langa dona croccantezza e gusto. L’uso energico di burro e salvia non intacca gli altri sapori. Il piatto è ben realizzato, goloso e digeribile.
Coniglio grigio di Carmagnola con peperoni è il mio secondo.

L’impatto visivo e cromatico è emozionante. Sul piatto nero ci sono due bei pezzi di coniglio ben arrostito, attorniato dai peperoni di diversi colori, un ciuffo di valeriana e un rametto di timo. A lato del piatto il sale in grani grossi, anche se la proposta è già perfetta di suo come sapidità. Un gioco di contrasti davvero efficace.

La carne è cotta a puntino, croccante fuori e leggermente umida all’interno. I peperoni cuociono in parte a sé e in parte con il coniglio. Il fondo di cottura rispetta i sapori forti della tradizione piemontese e amalgama pienamente la portata.

Abbino al mio coniglio un calice di Barbera d’Asti Lavignone 2022 di Pico Maccario, nell’anniversario delle sue 25 vendemmie. Il vitigno pulisce perfettamente il palato con un’acidità che nobilita la carne bianca senza aggredirla con il tannino.

In attesa del dessert arrivano la proposta di un calice di Moscato e la pulizia delle briciole sul tavolo. Piccole attenzioni che denotano cura e rispetto del cliente.
Il Bonet tradizionale langarolo è davvero ben fatto.

Non sono proprio un tipo da bonet, ma questo mi piace perché lo sento rispecchiare in toto la sua storia. È consistente, cremoso, molto connotato dalla presenza dell’amaretto. È servito con foglioline di menta, lamponi e qualche nocciolino di Chivasso.

Anziché il rhum Luca utilizza il Bicerin, per consolidare il legame con Torino e trovare morbidezza senza eccedere nel sapore alcolico. È come vorrei fosse sempre.
Il caffè è miscela Tierra Lavazza e arriva con una piccola pasticceria di meringa, crostatina, torcetto e gianduiotto.

Le materie prime sono scelte con attenzione e cura: la carne de La Granda, l’olio evo Garda Trentino dop Madonna delle Vittorie, le nocciole di Relanghe, il coniglio grigio di Carmagnola, i nocciolini di Chivasso e tanto altro ancora.

La carta dei vini ha impronta territoriale ed è molto ricca, ma spazia anche in giro per l’Italia e all’estero con alcune belle etichette da Champagne, Bordeaux e Borgogna.
Il menu tradizione è quotato 50 euro, più tre per coperto e servizio. Alla carta se ne spendono dai 15 in su per antipasti e primi, dai 20 per i secondi, 8-10 per i dessert.

In settimana, soprattutto all’ora di pranzo, è un via vai di clienti in arrivo dalle aziende e dalle industrie intorno. Poi ci sono i tifosi del calcio diretti allo Stadium, raggiungibile in una manciata di minuti con la tangenziale.
Il Belvedere è inserito nel circuito Mangébin della Provincia di Torino. Accanto alle proposte tradizionali la carta presenta qualche piatto di pesce, qualche variazione dalla cucina regionale secondo la vena e l’estro di Luca. Da provare in una prossima occasione.
Aperto pranzo e cena. Chiuso domenica sera e lunedì.

DOVE
Hotel Ristorante Belvedere
Via A. Caro 12 – Torino
tel. 0112730441
Fabrizio Bellone