La Calabria alla Reggia di Venaria [Foto]

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risotto-seppie-al-nero-e-salsa-di-bergamotto-150x150 La Calabria alla Reggia di Venaria [Foto]

Prosegue con grande successo la rassegna intitolata “Cene Regali”. Vi raccontiamo la nostra esperienza. Nei mesi scorsi su queste pagine abbiamo dato risalto ad una delle più riuscite tra le manifestazioni a corredo dei 150 anni dell’Unità d’Italia: le cene regali. Si tratta di un’iniziativa svolta in collaborazione con Camera di Commercio di Torino, Ascom di Torino e FIPE, volta a presentare al pubblico la ricchezza della cucina delle diverse regioni italiane, in una cornice regale, come quella rappresentata dagli ambienti della Reggia di Venaria. Venerdì 21 ottobre abbiamo partecipato alla cena che ha avuto come protagonista la Calabria e non ce ne siamo pentiti. Ecco alcuni scatti di Fabio Artesi.

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ART_0004-300x200 La Calabria alla Reggia di Venaria [Foto]
ART_0042-300x200 La Calabria alla Reggia di Venaria [Foto]

L’avvio è stato subito emozionante, con il lungo percorso guidato tra gli ambienti della Reggia fino a raggiungere il piano nobile. Qui, in tre diverse sale più il balcone che si affaccia allo splendido piazzale delle fontane illuminate, è stato allestito uno sterminato buffet di antipasti, comprendente tutte le tipicità calabresi. Scelta giusta e comprensibile, vista l’affluenza di pubblico e la reale impossibilità di servire a tavola un numero così elevato di portate. Difficile districarsi nelle scelte, chi è riuscito si è creato il proprio percorso personale. Il nostro è stato un divertente slalom tra melanzane abbottonate, cipolle di Tropea in agrodolce, funghi dell’Aspromonte, patè di olive nere, involtini di ortaggi, ‘nduja di Spilinga (speciale!), formaggi (su tutti il caciocavallo della Sila) e insaccati (super il suino nero di Calabria).

In un angolo di una delle sale, ecco il banco della mescita. Qui sarebbe servita l’esperienza di un paio di sommeliers a guidare i meno pratici. Noi ci siamo presi il tempo di controllare le etichette ed abbiamo pescato tre perle dell’enologia calabrese. Il Magno Megonio di Librandi, autoctono da uve Magliocco in purezza, vino che porta il nome dell’antico romano, proprietario dello stesso terreno in cui vinificava duemila anni orsono. Poi l’ultima annata in commercio di Nerone di Calabria di Criserà, la 2007, fruttato, caldo, intenso, ottenuto con un blend di Nerello e Sangiovese. Ma a farci capire che non avremmo più dimenticato questa serata è stato il terzo vino che abbiamo scovato. Parliamo del Rosso Scavigna Vigna Garrone di Odoardi, presente con un’unica bottiglia del millesimo 1998. Qui dobbiamo aprire una parentesi, perché l’annata non godette dei favori della critica alla sua uscita in commercio. Ci fu chi non lo recensì neppure (vedi Guida ai vini di Veronelli) e chi lo classificò a malapena (un solo bicchiere nella Guida ai vini d’Italia 2001 di Slow Food e Gambero Rosso). Un vino che non esiste più, perché oggi la famiglia Odoardi lo fa al 90% con ceppi autoctoni (Gaglioppo e una piccola parte di Nerello Cappuccio), mentre la vendemmia 1998 aveva una filosofia produttiva differente. Nel 1998 il Gaglioppo faceva sempre la parte del padrone, ma al Nerello Cappuccio si aggiungevano anche consistenti percentuali di vitigni internazionali, come Cabernet e Merlot. A 13 anni dalla vendemmia il Vigna Garrone abbatte ogni critica e si presenta con un equilibrio gustativo perfetto, pienamente bilanciato nelle componenti dure e morbide, un vino ampio e complesso cha a nostro giudizio oggi vale pienamente i mitici tre bicchieri. Ovviamente per i pochi fortunati che possono goderne. Chiudiamo qui la parentesi legata al vino, anche perché a tavola avremmo proseguito con una sola etichetta, il più semplice Armacìa dei terrazzamenti della Costa Viola.

La serata è proseguita con la cena servita ai circa 50 tavoli da dieci posti, ben apparecchiati nella Sala di Diana. Difficile fare qualità con numeri così elevati, ma lo staff dello chef  Fabio Campoli si è superato. Campoli, noto volto televisivo, esperto di cucina in trasmissioni come Uno Mattina estate e Check up, ha presentato tre piatti giocati sulle tipicità della Calabria. Interessante l’orzo con bergamotto, alghe, nastrini di pescespada di Bagnara e julienne di pomodori secchi. L’aromaticità del bergamotto, del quale Campoli è ambasciatore nel mondo, dava un’anima al piatto, arricchendo una proposta altrimenti piuttosto semplice. I maccheroncini alla pastora si sono rivelati pressoché perfetti, con i sapori a giocare sul palato in modo successivo, a partire dalla freschezza del pomodoro, per passare alla cremosità della ricotta, all’aromaticità del finocchietto, fino a concludere con la succulenta ed il piccante garantito dal ragù di salsiccia. Meno equilibrato il terzo piatto, dove le fettuccine di carne podolica risultavano tenere e gustose nella cottura con il Cirò, ma restava in bocca il retrogusto leggermente amaro delle verdure. Tre piatti comunque pienamente soddisfacenti, soprattutto se consideriamo i circa 500 commensali da servire.

Dopo la sfilata delle modelle con i gioielli creati da Gerardo Sacco, chiusura con il buffet di dolci, una quindicina tra profiteroles, crostate, babà e dolci secchi, spesso ben giocati con agrumi, castagne e piccoli frutti.

Una serata che ha certo soddisfatto i tanti emigrati che si sono sbizzarriti a ritrovare i gusti delle proprie terre, ma che ha visto anche numerosi piemontesi piacevolmente colpiti dalla ricchezza delle tipicità calabresi. Non resta che attendere la chiusura delle Cene Regali, prevista per venerdì 18 novembre. Il gran finale sarà giocato in casa, con gli eredi di Giovanni Vialardi, capocuoco di casa Savoia, a presentare la cucina piemontese. Non vediamo l’ora!

Fabrizio Bellone