Nebbiolo del Monferrato e cucina agricola, alla scoperta di Albugnano e Ca’ Mariuccia


L’inaugurazione della nuova cantina di Ca’ Mariuccia è l’occasione per approfondire il progetto Albugnano 549 e gustare i piatti di Stefano Malvardi. Il racconto di una degustazione verticale in cinque annate.

Ca’ Mariuccia nasce dieci anni fa con un investimento in un territorio marginale ma meraviglioso, tra colline patrimonio storico-culturale del tempo romanico e vini emblema del Monferrato come Barbera, Freisa e Albugnano.

L’occasione di conoscere questa realtà mi arriva dall’inaugurazione della nuova cantina, un progetto che completa il cerchio della filosofia agricola biologica e che si affianca alla fattoria didattica e all’agriturismo.

Il nuovo spazio nasce nella vecchia cantina della cascina originale, con l’obiettivo di accogliere degustazioni guidate e serate tematiche principalmente dedicate al nebbiolo meno blasonato, Albugnano in primis.

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Al centro troneggia un tavolo pupitre da 22 posti, costruito all’interno di un progetto di economia circolare. Nello stesso luogo di maturazione del vino è previsto anche l’affinamento di salumi e formaggi da fornitori selezionati.

Ca’ Mariuccia dispone di tre ettari di vigneto su una superficie di 50 complessivi, con una produzione media annua di circa 10 mila bottiglie, suddivise in 6-7 etichette.

L’ALBUGNANO E IL PROGETTO 549

Albugnano 549 è un progetto di cooperazione tecnica e territoriale tra aziende nato dall’iniziativa di Ca’ Mariuccia nel 2017. Dal punto di vista tecnico il gruppo si avvale della consulenza del prof. Gianpiero Gerbi.

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Mancava una rete per far conoscere e diffondere una doc 100% nebbiolo in Monferrato. Così si è avviato un percorso organico, volto a maturare una coscienza enologica più attuale, per rispecchiare l’identità del territorio e promuovere zona e denominazione.

L’Albugnano conta solo quattro comuni di riferimento e una ventina di produttori, 14 dei quali inseriti nel progetto 549. I terreni vitati sono quotati 40-60 mila €/ha, un quinto del valore del Roero e molto più basso di Langa del Barolo.

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Questa è una chicca incastonata tra Monferrato classico e collina torinese, con la specificità dell’altitudine: è la collina più alta di tutto il Monferrato e il numero 549 riflette il punto più elevato di coltivazione delle uve.

Nell’etimologia del nome compare il colore bianco delle terre, anticamente emerse come accumulo dei detriti dei fiumi, in seguito all’abbassamento del livello del mare. Nei fondali preistorici le correnti di acqua sulfurea in arrivo dal centro della terra incontrarono i carbonati portati dalle correnti di torbida dei fiumi. I risultati furono la formazione di gesso, che caratterizza le prime costruzioni e le terre dal cuore bianco sulle quali si impianta il nebbiolo.

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L’Albugnano è un vino sottostimato, poco conosciuto, ma con una storicità e un significato dati dal rapporto tra le terre e il vitigno.

Nella sua ricerca di una collocazione ideale l’uomo ha portato il nebbiolo dalle valli montane della Valtellina al nord Piemonte, scendendo poi alla collina torinese nell’epoca dei Savoia. Il successivo scollinamento in Monferrato lo ha condotto qui, dove ha trovato una condizione adatta per via delle basse rese naturali. Un viaggio che è poi proseguito verso sud, con una sosta definitiva nelle Langhe e nel Roero.

Per questo motivo l’Albugnano sente di essere un vino identitario. Può essere conosciuto anche all’Enoteca Regionale, che il gruppo ha costituito nel paese che porta lo stesso nome.

LA DEGUSTAZIONE

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Assaggio cinque annate del percorso di Ca’ Mariuccia nell’ambito del progetto 549.

Il vino si chiama Il Tato ed è servito in magnum, con la sola versione 2020 in vetro da 750.

Esposto a sud, allevato in controspalliera con potatura a Guyot e una resa di 70 q/ha.

Fermentazione alcolica con macerazione delle bucce di venti giorni. Affinamento di un anno e mezzo in barrique, 20% nuove. È prodotto in circa duemila bottiglie.

Sono cinque millesimi piuttosto diversi tra loro, come ampiamente dimostrato dalle bottiglie.

La mia valutazione è espressa con punteggi da 1 a 5, con 5 quale valore più elevato.

Albugnano Doc Il Tato 2020

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Un’annata generata dall’ansia della pandemia, senza sapere che cosa ne sarebbe stato della vendemmia e del vino prodotto.

È frutto di una stagione mite fin dall’inverno, con uve vendemmiate tra il 7-10 ottobre.

Poco intenso ai profumi, con una parte alcolica ben definita, molto fresco al palato. Equilibrato e arioso, fruttato ma con ricordi floreali.

Da 1 a 5: 3,5+

Albugnano Doc Il Tato 2019

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Inverno freddo, con temperature medie abbastanza basse anche a maggio. Estate calda, vendemmia con tempo instabile e con risultati differenti in Monferrato da un produttore all’altro.

Vendemmiato tra il 10-17 ottobre durante una settimana con mattine fresche e ventose che asciugavano l’umidità notturna e pomeriggi soleggiati. Maturazione ottima.

Il Tato è intenso nei profumi, dinamico, ancora un po’ verde ma già morbido in bocca. Ottimo equilibrio.

Da 1 a 5: 4-

Albugnano Doc Il Tato 2018

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Anno fresco, con precipitazioni numerose e ampie in inverno, superiori alla media. Estate poco calda, con piogge non frequenti ma costanti. Tanta foglia e poco frutto in pianta.

Poca intensità di profumi, m buona morbidezza. Magro, facile da bere.

Da 1 a 5: 3/3,5

Albugnano Doc Il Tato 2017

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Una stagione che parte fredda e con una grande gelata. Poi diventa molto calda, anche in estate. La maturazione è anticipata e la raccolta avviene l’ultima settimana di settembre.

Ne esce un vino dalle sensazioni pseudocaloriche accentuate, che si accoppiano a tannini fitti. È ispido, granoso, bisognoso di trovare per strada una finezza che manca. Il pregio è la potenza, il difetto lo scarso equilibrio. Esagerato.

Da 1 a 5: 3/3,5

Albugnano Doc Il Tato 2016

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È l’unica bottiglia che esula dal progetto 549, perché risale al millesimo precedente all’avvio del progetto.

Pulito nei profumi, di gran bocca, con succo e tannini fini ben presenti. Sorso ciccioso che si allarga e riempie il palato.  Sta ancora crescendo, anche se ha iniziato la fase di terziarizzazione.

Il migliore della batteria.

Da 1 a 5: 4

LA PROPOSTA GASTRONOMICA DI CA’ MARIUCCIA

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Mangiare a Ca’ Mariuccia non è soltanto un’esperienza di cucina agricola a km 0. Significa soprattutto sostenere un modello di agricoltura contadina, valorizzando prodotti e territori marginali, altrimenti destinati all’abbandono.

Nell’offerta l’orto e la cucina di territorio sono centrali, ma la creatività è dietro l’angolo.

Da fine novembre 2025 Stefano Malvardi mette la sua tecnica a servizio della materia prima.

Dopo le precedenti esperienze torinesi con Quanto Basta e Spazio7 e quella di La Valle a Trofarello, lo chef lavora in sintonia con la proprietà su alcuni punti fermi: stagionalità, economia circolare, autoproduzione, rispetto animale e foraging.

Dal 15 aprile apertura anche a pranzo, dal mercoledì al sabato. Nelle sere di venerdì e sabato brace sotto le stelle, con la nuova carta dello chef e carni arrostite all’aperto. Domenica a pranzo il brunch agricolo è una festa in cascina con tavolate condivise.

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DOVE

Cà Mariuccia

Località Sant’Emiliano 2 – Albugnano (AT) 

tel. 3357507496

www.camariuccia.it