Quel magico 1976 a Torino, dallo scudetto del Toro alla cucina di Giovanni


Cinquant’anni fa il Toro vinceva il suo ultimo scudetto e Giovanni Chiarenza apriva il suo ristorante in via Gioberti a Torino. Emozioni e ricordi di una festa senza tempo.

Il 1976 rappresenta per me un anno magico. Da granata non posso scordare quella corsa trionfale di 50 anni fa che condusse il Toro a vincere lo scudetto, il primo e unico che ho vissuto da tifoso.

Solo un paio di mesi dopo ricordo le Olimpiadi di Montreal. Non soltanto per il 10 perfetto di Nadia Comaneci, ma perché le prime vissute dal vivo, sul posto, come appassionato giornalista in fieri.

Solo qualche anno dopo, invece, ho potuto legare quell’anno ad un terzo avvenimento che ha cambiato in meglio le mie serate e quelle di tanti torinesi: proprio nel 1976, infatti, Giovanni Chiarenza apriva il suo ristorante in via Gioberti.

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Sono passati 50 anni esatti da quei tre avvenimenti.

I primi due fanno parte di me e della mia crescita personale, sono legate a quei fatti emozioni forti, vere e autentiche. Esperienze indelebili, che quasi fatico a raccontare, amicizie nate come per caso e che durano per la vita.

Ho realizzato solo nel tempo, invece, quello che il ristorante Giovanni rappresenta per la sua famiglia e per l’intera Torino.

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Cinquant’anni fa non era così scontato che un giovane siciliano, immigrato ancora minorenne in una grande metropoli del nord, riuscisse a costruire in pochi anni una bella realtà da una semplice idea.

Il cliché meridionale = pizzeria pareva immancabile; nel migliore dei casi poteva trasformarsi in uomo del sud = cucina del suo paese, ma rigorosamente destinata a corregionali con la sindrome della nostalgia.

Negli anni ’70 i torinesi ancora uscivano a pranzo e cena quasi solo nei giorni di festa e officiavano un rito fatto di cibi e piatti di esclusiva natura piemontese.

Giovanni Chiarenza non rinnega le sue origini, ma le affianca a quelle di chi a Torino vive e lavora, che sia sabaudo di nascita o per nulla. Alla porta compare un’insegna che ricorda le radici siciliane, senza ripudiare il presente torinese.

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Ho cominciato a frequentare il ristorante quando ancora corso Stati Uniti era la casa del CONI piemontese. Negli anni ’90 era consuetudine passare una serata lì, a pochi passi dalla sede, dopo un pomeriggio intenso di lavoro.

Il mio primo ricordo è legato a un pesce spada alla palermitana e un monumentale Cabernet 1995 di Tasca D’Almerita, ma non disdegnavo di abbinare quel vino anche alla bistecca di sanato impanata, che resiste in carta fin dall’apertura.

A distanza di 50 anni mi accorgo che qui concessioni e contaminazioni sono all’ordine del giorno, rappresentano un fatto consueto, costituiscono un’abitudine di vita e di ricerca che non cambia.

Giovanni Chiarenza è mancato nell’estate 2024, ma è ancora dappertutto all’interno del locale. A condurre il ristorante c’è sempre la sua famiglia: la moglie Antonella con i figli Carmelo, Cristina e Maria.

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«Io non vado molto al cimitero, papà per me è sempre dentro queste mura – mi dice, pensierosa, Maria Chiarenza -. Questo posto era il suo sogno e vogliamo renderlo sempre più bello, ma in linea con quello che era lui».

A inizio 2026 hanno rinnovato gli spazi, che adesso godono di colori delicati e di un’atmosfera sempre più intima.

È un locale caldo nei tocchi di vecchio Piemonte, con il palchetto lucido a terra, le grandi credenze con le specchiere, i tavoli dove ogni cosa è al suo posto, gli arredi e gli oggetti dei tempi andati.

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Un piccolo angolo all’ingresso accoglie un libro nel quale gli ospiti possono lasciare un pensiero. Ogni parola custodisce emozioni e ricordi, piccoli segni che narrano un pezzo di storia cittadina.

Maria e Carmelo sono gli autentici pilastri: la prima dirige la sala e consiglia il vino giusto; il secondo, aiutato da Luigi, ha la responsabilità della cucina.

Ci sono tornato qualche giorno fa per la serata che Antonella e i figli hanno voluto organizzare in occasione della ricorrenza dei 50 anni. Più che una festa, un regalo postumo, un riconoscimento a Giovanni Chiarenza.

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«È tanto tempo che abbiamo in testa la festa dei 50 anni, per tutti noi rappresentava un appuntamento importante – racconta Maria -. Quando papà non stava più bene, mi serviva da stimolo ricordargli che l’avremmo fatta tutti insieme».

Essere parte di quel momento mi ha condotto indietro nel tempo. Un regalo inaspettato, del quale continuo ad essere grato.

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DOVE

Ristorante Giovanni

Via Gioberti 24 – Torino

Tel. 011539842

info@ristorantegiovanni.it

Fabrizio Bellone