
Si conclude al Parco Dora di Torino la 15^ edizione di Terra Madre Salone del Gusto. Le dichiarazioni dei protagonisti, i numeri e le inevitabili riflessioni sull’evento.
Dopo cinque giorni di grande impegno si chiude la 15^ edizione di Terra Madre Salone del Gusto.
I numeri parlano chiaro, oltre 300 mila visitatori sono segno di un grande successo di pubblico.

Su un’area di 80 mila mq hanno trovato convivenza le diverse anime dell’associazione braidese: le attività culturali ed educative, l’esposizione e vendita dei prodotti, le conferenze e le storie di agricoltori e contadini in arrivo da lontano.
Il Mercato ha visto la presenza di 700 espositori, con la rappresentanza di 180 Presìdi da tutte le regioni italiane.

I delegati della rete di Terra Madre sono stati 3 mila, provenienti da 120 paesi.
Un migliaio gli eventi, di cui un quarto sotto forma di conferenza e un altro 40% come appuntamenti in programma negli spazi dei Partner, delle Regioni e delle altre istituzioni ospitate.
In tono minore i Laboratori del Gusto, uno dei marchi di fabbrica del Salone prima maniera, che toccano appena il 7%. Gli Appuntamenti a Tavola e le cene in genere sono quasi spariti.
È il vecchio Salone del Gusto che se ne va. Quello che raccoglieva pubblico da tutto il mondo, fatto spesso di gourmet danarosi che aspettavano due anni per incontrare i migliori chef del pianeta, degustare lo Château d’Yquem, il Pingus e il Vega Sicilia. Quello che faceva incontrare Napa Valley e Borgogna al Lingotto, con Ferran Adrià che spiegava il segreto del suo successo e il principe Carlo d’Inghilterra che discettava di gastronomia.

Una scelta discutibile è stata quella di concentrare parte dei laboratori del gusto fuori da Parco Dora, alcuni addirittura dalla parte opposta di Torino.
Lunedì da Eataly si contavano appena 17 persone (con un solo straniero) per un incontro con la stella Michelin di Davide Palluda e la tinca di Ceresole. Un numero che qualche anno fa sarebbe stato almeno quintuplicato, ma che poteva essere certamente più consistente se l’iniziativa fosse stata nel cuore della manifestazione.

È un fatto che se si va al Lingotto, poi non ci si sposta a Parco Dora. O l’uno o l’altro e anche qui i numeri parlano chiaro.
Si contano sulle dita di una mano gli appuntamenti a tavola serali nei locali del torinese e non sempre si è percepita l’anima di Slow Food.

Ma questo è il vecchio Salone che se ne va.
Molto meglio con gli eventi OFF, anche se a mio avviso andrebbero effettuati in orario di chiusura del Salone: come anticipazione, oppure alla sera. Diversamente anche qui si costringe il pubblico ad effettuare scelte non facili.

Terra Madre Salone del Gusto oggi è la rivincita dei boschi e delle aree interne, di pastorizia e apicoltura. Luoghi troppo spesso marginali che rappresentano oltre il 70% del territorio italiano. Mestieri che paiono una prospettiva concreta di agroecologia, tutela della biodiversità, rispetto di suoli, acque e natura.
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, lancia l’appello al Governo per inserire l’educazione alimentare nelle scuole italiane.
I giovani ed un futuro che è già adesso rappresentano i temi fondamentali sui quali dibattere.

Tanti giovani delle scuole di Torino, formati in seguito a percorsi educativi e di orientamento, hanno portato entusiasmo e sorrisi là dove ce ne era bisogno. Hanno scortato delegati, informato il pubblico, risolto problemi di lingua, presentato campagne ed attività.
Sono stati di grande aiuto i 450 volontari di Terra Madre. La coalizione, sempre più giovane, messa in campo dall’impeccabile Michele Calleri e coordinata dalla giovane ed energica Eleonora Ferrera, ha retto l’urto e rappresenta una delle note più liete di questa edizione.
La parte educativa e quella di confronto tra le persone hanno avuto un peso rilevante. Giusta la scelta di assegnare uno spazio centrale alla presentazione delle principali iniziative culturali e solidali di Slow Food. Encomiabile l’apporto di SFYN e degli studenti UNISG.

«Vorrei che questa edizione fosse dedicata a due delegati che erano con noi nel 2022: Dror Or, produttore di formaggi israeliano e Bilal Saleh, produttore di olio palestinese della Cisgiordania – ha detto commosso Carlo Petrini -. Terra Madre è un luogo di pace, senza dialogo, senza ascolto, senza rispetto per la diversità non esiste pace». Sono entrambi morti durante il conflitto.

«Terra Madre è protagonista di un’agricoltura che si occupa dei prossimi secoli, non soltanto dei prossimi mesi – ha affermato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –. Migliaia di donne e uomini, contadine, allevatori, pescatori che hanno testimoniato modelli agroecologici che tutelano la biodiversità, in grado di garantirci un progresso che intreccia indissolubilmente il benessere umano, con quello animale, con gli ecosistemi».
Non c’è tempo di aspettare la prossima edizione, il futuro è adesso.
Fabrizio Bellone