
Il fondatore di Slow Food e di Terra Madre in visita al Liceo Gioberti di Torino, prima comunità scolastica mondiale del cibo buono, pulito e giusto.
Davanti ad un’aula magna gremita Carlin Petrini non le ha mandate a dire.
Ospite del Liceo Gioberti di Torino Carlin ha interagito per oltre un’ora con un uditorio attento, composto non da semplici studenti, ma dai giovani volontari della comunità giobertina che hanno operato nei cinque giorni di Terra Madre 2022.

Nel 2019 il Liceo torinese ha fondato la prima comunità scolastica Slow Food e dal 2018 fornisce regolarmente un contributo di idee e persone alla realizzazione di progetti in sintonia con quel mondo.

Petrini ha ringraziato personalmente i 130 volontari del Gioberti che si sono spesi durante l’ultima edizione di Terra Madre ed ha dialogato con loro di Gastronomia.
Alcuni passaggi del suo intervento sono stati sottolineati da applausi scroscianti, come quando ha definito «pornografia alimentare» certe trasmissioni sul cibo in tv, o quando ha rivendicato il «diritto alla buona qualità del cibo» come un diritto universale.
Ma Petrini è andato oltre, ricordando che «le risorse del pianeta hanno dato benessere a tutti ma non sono infinite. Siamo all’inizio di un disastro ambientale, che arriverà certamente. Ora si apre il periodo della transizione ecologica, bisogna essere parsimoniosi attraverso la sostenibilità ambientale, la durabilità delle risorse».

I segni del cambiamento sono già evidenti. In Alta Langa si impiantano vigne dove c’erano i pastori, in altre zone si coltivano frutti tropicali. In Italia qualcosa si perde e qualcosa si scova, ma nell’Africa subsahariana?
«Molti stili di vita dovranno mutare con un cambiamento climatico che fa crescere i disastri ambientali. L’aumento di un grado di temperatura sposta le colture 150 Km più a nord e 150 metri più in alto. In Africa ci sono zone dove non cresce più erba, è la fine della pastorizia: 200 milioni di persone che vivevano di quella dovranno emigrare, perché dovrebbero stare lì? Chi le ferma?».
Proprio il sistema alimentare mondiale è Il principale responsabile dell’incremento di co2, arrivando a produrne il 37% contro il 17% del sistema dei trasporti. Ecco perché diventa centrale la figura del Gastronomo, che ha un ruolo strategico e politico nel cambiamento.
Per limitare e dilazionare il disastro ecologico Carlin Petrini ha invitato gli studenti ad una vera e propria mobilitazione fondata su scelte individuali forti e responsabili, da condividere con gli altri.

La sua è una proposta articolata in alcuni punti fondamentali: ridurre il consumo di carne pro capite; comprare meno e consumare tutto; acquistare meno prodotti iperprocessati; ridurre la plastica monouso, che inquina i mari ed entra nel circuito alimentare.
Il messaggio più accorato riporta il fondatore di Slow Food agli inizi del suo percorso pubblico. «Restituiamo il giusto valore al cibo. Non sempre quanto costa è quanto vale. Affrontiamo la sfida da soggetti attivi, cambiando il mondo con allegria e con gioia. L’allegria che ci arriva dal piacere per la qualità del cibo, la gioia data dalla convivialità e dalla condivisione con gli affetti che mangiano alla nostra tavola».

Nessuna difesa di una nicchia di gourmet, perché «la forza di tante cucine si è sviluppata in un mondo di povertà, industriandosi a realizzare piatti con quel poco che c’era. Una cucina fatta di donne, una memoria gusto olfattiva educata dalle nostre nonne».
Nel luglio scorso Petrini ha lasciato la presidenza di Slow Food nelle mani dell’ugandese Edward Mukiibi. È forse pensando a questa scelta che ha ricordato come «l’importante non è avere l’idea o realizzarla. L’importante è che quell’idea viva, anche senza di te».
Fabrizio Bellone