I migliori posti dove mangiare a Torino secondo I Cento


Presentata alla stampa e agli operatori del settore l’edizione 2026 de I Cento. La guida a cura di Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino è edita da EDT.

Luca Iaccarino, Stefano Cavallito e Alessandro Lamacchia continuano a perlustrare Torino centimetro per centimetro alla ricerca dei luoghi del buon mangiare.

Anche quest’anno il loro lavoro è pienamente rappresentato ne I Cento, la guida pubblicata da EDT e presentata a stampa e ospiti lo scorso lunedì 24 novembre.

Il volumetto, con una struttura ormai consolidata nel tempo, prevede la selezione di 50 ristoranti top e di altrettante piole pop. Cento in tutto.

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Ci sono i locali raffinati, quelli chic, gli stellati, ma anche scelte legate all’interpretazione più contemporanea della cucina, alla rivisitazione dell’osteria, ai gusti più esotici. Tutti insieme.

I Cento riflette bene la connotazione gastronomica di Torino. Una città che offre differenti possibilità e dimensioni, dal lusso alla semplicità, dal recupero delle ricette dei nonni, all’elaborazione di piatti sempre più fantasiosi.

La guida è in vendita in libreria dal 28 novembre al prezzo di € 15.

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IL PODIO DEI TOP

Condividere è eletto ristorante dell’anno. Condotto da Federico Zanasi, conferma per il quarto anno consecutivo il primo posto assoluto a Torino.

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Federico Zanasi

Secondo gradino del podio per un ristorante molto caro al terzetto di EDT. La Limonaia di Cesare Grandi continua la sua ascesa e sale di un posto rispetto all’edizione 2025.

Terzo posto per Cannavacciuolo Bistrot, guidato dallo chef Gabriele Bertolo. Il ristorante di via Cosmo si era accomodato ad un passo dal podio nella scorsa edizione, posto che lascia al Ristorante Del Cambio, privo di Matteo Baronetto.

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Gabriele Bertolo

DOVE SONO LE STELLE MICHELIN

Primo e terzo della classifica sono premiati anche dalla Rossa. Detto del quarto posto del Ristorante Del Cambio con Diego Giglio in cucina, tra i migliori dieci siedono solo altri due stellati: il Carignano di Davide Scabin in quinta piazza; Unforgettable (orfano di Christian Mandura) settimo con Stefano Mancinelli e Sabrina Stravato.

Gli altri tre locali torinesi insigniti della stella Michelin (Larossa, Piano 35 e Vintage) sono fuori dalla top ten.

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il Vintage

Dentro ai 50 anche Marcello Trentini, che la stella l’ha persa con la chiusura di Magorabin. Si è accasato a Brace Pura, che si conferma in guida anche dopo l’uscita di Johnny Mazzarino.

Al Ristorante del Cambio va anche il premio speciale La Dolce Vita per i dessert del suo team di pasticceria.

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LE CONFERME TRA I TOP

Il miglior ristorante cittadino top senza stella Michelin è La Limonaia, che sale dal quinto al terzo gradino.

Nell’elenco dei primi dieci sale dal nono al sesto posto il Gatto Nero.

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Chiudono l’elenco dei primi dieci Scatto (8°), San Tommaso 10 (9°), Scannabue (10°).

Lasciano le prime dieci piazze, ma restano nei 50, ConsorzioMagazzino 52. Non è più recensito Casa Vicina, che nel 2026 continuerà la sua storia lontano da Torino.

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Magazzino 52

LE NOVITA’ TRA I TOP

Fino due anni fa gli autori pubblicavano una classifica dalla prima alla cinquantesima posizione. Dall’edizione 2025 tutti i locali segnalati al di fuori della top ten sono collocati senza una graduatoria di merito, puramente secondo l’elenco alfabetico.

La scelta di Cavallito, Lamacchia e Iaccarino vuole significare che spesso sono il momento e le preferenze personali a influenzare la scelta di un ristorante, indipendentemente dalla tipologia della cucina.

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Nove le new entry tra i ristoranti top: AB+ Casa del Pingone, Buatta, Fratelli Bruzzone, Kay Essenza Peruviana, Posto Ristoro Tapas Bar, Ristrot Guviol, Spirito Osteria, Tratto, Vale un Perù. Qualcuna l’ho provata, altre no.

Annoto con piacere l’ingresso in guida del Ristrot Guviol, che a mio avviso è uno dei posti dove si mangia meglio in assoluto a Torino.

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Ristrot Guviol

Mi piace perché il servizio e la cura dei particolari di un ristorante combaciano con l’informalità e la semplicità che si possono trovare in un bistrot.

Ne ho scritto QUI.

LE PIOLE POP

La sezione, curata da Luca Iaccarino, non prevede classifiche di merito, soltanto l’attribuzione della Miglior Piola di Torino che va al Caffè dell’Orologio.

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Novità 2026 è Cou Cou, bistrot di vini e cucina in via Giulio.

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PoDiCiotto va il premio Buono e giusto per ciò che rappresenta nel mondo della solidarietà.

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Zheng Yang si aggiudica l’attestato Osti che sorridono.

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Alla La Tana dei Tre va il riconoscimento Tradizioni al verde.

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Il premio Innovazione in cucina tocca a Muro Osteria Contemporanea.

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Rabarè prende la targa per quanto riguarda Cocktail e cucina.

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Nel complesso ci sono dodici nuovi ingressi in guida: Adelaide!, Cou Cou, Dispensa, Hostaria Senza Pretese, Lo Straniero, Muro Osteria Contemporanea, Otium Rooftop, paltò, Rabarè, Strupàl Enoteca con cucina, That’s Emilia, Zheng Yang. Anche qui qualcuna l’ho provata, altre non ancora.

Tra le new entry mi piace spendere qualche parola per That’s Emilia. Dopo l’uscita dalla guida della Ferramenta del Gusto Emiliano mancava qualcosa che la ricordasse.

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Poter gustare dei cappelletti alla ferrarese così in pieno centro cittadino è un’esperienza da non mancare.

GLI ESCLUSI

Non sono pochi, ma neppure tantissimi. L’esclusione fa parte del gioco, altrimenti la guida non cambierebbe mai.

Cento segnalazioni, non una di più, né una di meno. Questa la forza del volume. Ogni nuovo ingresso costa un’uscita.

Così perdono la menzione nove ristoranti top, qualcuno per chiusura, qualche altro per scelta. Mi addolora la mancata conferma del San Giors.

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L’Hotel Ristorante di Simona Vlaic, con Giulio Carlo Ferrero in cucina, è uno dei siti più belli in assoluto da frequentare in città.

L’enorme sforzo di tramandare un pezzo di storia cittadina e contemporaneamente fungere da presidio di un territorio non facile da vivere non sono bastati a trattenerli all’interno di queste pagine.

Per chi avesse piacere di conoscerlo ne ho scritto QUI.

Escono di guida anche dodici piole. Tra di loro escono in un sol colpo due posticini affiancati tra loro in corso Verona.

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Con il BarTu si perde un posto dove sono riuscito a pranzare fuori orario la domenica facendo felice un caro amico di Roma con plin e panna cotta.

Per Petronilla mi spiace perché pocha e pollo fritto come li ho mangiati lì non ce ne sono tanti. Ne ho parlato QUI.

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Parlando di ristoranti top nella mia personale graduatoria mancano all’appello alcune delle soste delle quali ho scritto su queste pagine.

Penso alle cucine di Fabrizio Barraco al Bastimento, di Luca Carità al Belvedere, di Giacomo Gagliardi al Galfer Bistrot, di Carmelo Chiarenza da Giovanni, di Elisa Hoti a La Madia, di Raffaele Amitrano da Mammà Isola di Capri.

Purtroppo, o per fortuna, non sono stato a pranzo o cena in tutti i cento locali segnalati. Per questo motivo è difficile dire al posto di chi potrebbero essere in guida, anche se qualche idea in proposito l’avrei.

Come dicono gli autori «la guida non è un verdetto, ma una fotografia. Come tutte le foto, a volte può venire un po’ sfuocata».

Fabrizio Bellone